Bolivia, la svolta a destra dopo vent'anni di socialismo: al ballottaggio Paz e Quiroga
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Redazione Esteri
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Per la prima volta dal 2005, la Bolivia non avrà un presidente socialista. I risultati delle elezioni del 17 agosto, che hanno visto 7,9 milioni di elettori scegliere non solo il capo dello Stato ma anche i rappresentanti del Congresso, segnano una netta inversione di rotta. Il Movimiento al Socialismo (MAS), che aveva dominato la scena politica per due decenni, è crollato al quarto posto con appena l’8% dei consensi, mentre il suo candidato più diretto, Andrónico Rodríguez, è stato superato da avversari che hanno cavalcato il malcontento verso l’eredità di Evo Morales.
L’ex presidente indigeno, che aveva spinto per il boicottaggio delle urne definendo Rodríguez un "traditore", ha contribuito involontariamente a frammentare il voto della sinistra. Il suo appello a votare scheda nulla, sebbene seguito solo da una minoranza, ha indebolito ulteriormente un partito già in crisi d’identità dopo la lunga egemonia. Ora, a contendersi la presidenza nel ballottaggio del 19 ottobre saranno due volti nuovi: da una parte Jorge Paz, espressione di un centrodestra pragmatico, dall’altra Samuel Quiroga, che rappresenta una destra più tradizionale ma con aperture riformiste.
Quello boliviano non è un caso isolato. La sconfitta del MAS riflette un trend più ampio, che vede le forze progressiste in difficoltà in America Latina, dove elettorati sempre più sfiduciati sembrano preferire opzioni moderate o conservatrici. Se in passato il carisma di Morales aveva tenuto unito un fronte variegato, oggi le divisioni interne e la mancanza di una leadership altrettanto forte hanno reso inevitabile il declino.




