Bolivia, dopo vent'anni di sinistra il ballottaggio è tra Paz e Quiroga

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Bolivia ha voltato pagina domenica scorsa, chiudendo un ciclo politico dominato per due decenni dal Movimento al Socialismo (Mas) e dalla figura carismatica di Evo Morales. I risultati del primo turno delle presidenziali, che il 19 ottobre porteranno al ballottaggio il senatore Rodrigo Paz Pereira e l’ex presidente Jorge Quiroga, segnano una svolta netta verso la destra, frutto non solo di un voto di protesta ma di un vero e proprio collasso della sinistra.

Quello che fino a pochi anni fa sembrava un blocco monolitico, capace di resistere persino al golpe del 2019, si è sgretolato sotto il peso delle divisioni interne e della crisi economica. Il presidente Luis Arce, erede politico di Morales, non è riuscito a dare risposte convincenti alla stagnazione, mentre la guerra fratricida tra lo stesso Morales e il suo ex alleato ha finito per alienare gran parte dell’elettorato. Il dato più emblematico è il crollo del Mas, che con il suo candidato Eduardo del Castillo si è fermato a un umiliante 3,2%, sfiorando la perdita della personalità giuridica.

Non è andata meglio ad Andrónico Rodríguez, espressione dell’Alianza Popular, che con l’8,2% si è piazzato quarto, lontanissimo dai due contendenti che si giocheranno la presidenza. Paz Pereira, leader del Partito Democratico Cristiano, e Quiroga, già capo di Stato tra il 2001 e il 2002, hanno capitalizzato il malcontento, proponendosi come alternativa a un sistema percepito ormai come esausto.

Morales, che nel 2020 aveva denunciato un "colpo di Stato" dopo la sua rimozione, non ha accettato la sconfitta e ha invocato il boicottaggio, accusando brogli senza però fornire prove. Una reazione che rischia di approfondire le fratture in un Paese dove la polarizzazione, come dimostrano anche i quasi due milioni di voti nulli (il 19%), rimane una minaccia concreta.

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