La Russa apre alla Meloni al Quirinale, Schlein attacca: “Ossessione di potere”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La possibilità che Giorgia Meloni possa un giorno diventare Presidente della Repubblica, ipotesi che il presidente del Senato Ignazio La Russa ha alimentato con una dichiarazione destinata a far discutere, ha scatenato la reazione immediata e durissima della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, intervenuta a margine della trasmissione "L'Aria che tira" su La 7 per ribadire la contrarietà del suo partito a qualsiasi disegno che possa minare il ruolo di garante del Capo dello Stato.

La previsione di La Russa: "Sarà presidente, magari non ora"

Intervenuto all'iniziativa "Estate del principe" a Viareggio, Ignazio La Russa non ha usato mezzi termini nel tratteggiare il futuro istituzionale della leader di Fratelli d'Italia, esprimendo una convinzione personale che ha subito trovato spazio nelle agende politiche. "Secondo me lo diventerà presidente della Repubblica, magari la prossima volta e non questa", ha dichiarato il numero due di Palazzo Madama, specificando però che non si tratta di un progetto immediato e che la stessa Meloni, attualmente, non avrebbe intenzione di candidarsi alla successione di Sergio Mattarella.

Pur non indicando una tempistica precisa, La Russa ha definito l'eventuale approdo al Colle della premier come "un grande bene per l'Italia", sottolineando che non vi sarebbe alcuna ragione per suonare un allarme e che, anzi, l'evoluzione naturale della sua carriera politica potrebbe prevedere questo traguardo. Il presidente del Senato, con questa uscita, ha di fatto sdoganato un tema che fino a poco tempo fa veniva considerato tabù all'interno della maggioranza di centrodestra, aprendo uno squarcio sulle ambizioni future del partito di governo.

La replica di Schlein e l'attacco al centrodestra

La risposta di Elly Schlein non si è fatta attendere e ha assunto toni molto accesi, definendo la prospettiva come il riflesso di un'ossessione per il potere che caratterizzerebbe in modo strutturale le forze di destra. "La figura del capo dello Stato è un garante della Costituzione, è super partes", ha ricordato la segretaria democratica, opponendosi nettamente all'idea che una figura così centrale per l'equilibrio istituzionale possa essere ricoperta da chi attualmente siede a Palazzo Chigi e guida una forza politica con una maggioranza parlamentare solida.

Schlein ha poi allargato il discorso alle recenti mosse del governo in materia di riforme, sostenendo che l'esecutivo starebbe cercando di aggirare il fallimento del referendum sulla giustizia e l'abbandono del premierato per perseguire il medesimo obiettivo, ovvero la concentrazione del potere, attraverso una modifica della legge elettorale.

Secondo la leader del Pd, un premio di maggioranza abnorme potrebbe addirittura consentire alla coalizione vincente di eleggere da sola il prossimo inquilino del Quirinale, snaturando il ruolo di arbitro della politica che la Costituzione assegna al Presidente.

Lo scontro sul referendum e la strumentalizzazione dei No Tav

La segretaria ha voluto ribadire con forza che l'opposizione farà muro contro questo disegno, dichiarando che "noi su questo li fermeremo", e ha respinto al mittente ogni possibile critica in merito alla coerenza del Partito Democratico su altri temi caldi come le infrastrutture. In particolare, Schlein ha tenuto a precisare la posizione dei democratici riguardo alla contestata opera della Tav in Val di Susa, assicurando che non ci sono mai stati tentennamenti e che l'ostruzionismo di alcune frange del movimento non ha mai messo in discussione la linea ufficiale del partito.

Al contrario, ha accusato il governo di strumentalizzare la questione per fini propagandistici, tentando di dipingere l'opposizione come ostile allo sviluppo quando invece, a suo dire, il vero problema risiederebbe nella gestione clientelare e poco trasparente delle grandi opere pubbliche. La segretaria ha voluto tracciare un confine netto tra la lotta per la legalità e le battaglie contro le grandi opere, criticando l'esecutivo per l'uso politico di tali narrazioni al fine di distrarre l'opinione pubblica dai veri nodi irrisolti del Paese.

Le implicazioni politiche e l'avvertimento alla maggioranza

Oltre alla figura di Meloni, La Russa ha rivolto un avvertimento alla stessa maggioranza in merito alle prossime scelte in materia elettorale, sottolineando che respingere una legge nella sua interezza è ben diverso dal bocciare un singolo emendamento. Un monito che il presidente del Senato ha lanciato per evitare facili strumentalizzazioni e per ricordare che ogni passaggio parlamentare va valutato nel merito, senza pregiudizi ideologici.

Tuttavia, le parole di La Russa hanno di fatto innescato un dibattito che va oltre il futuro della premier, toccando la tenuta stessa degli equilibri istituzionali e la percezione che le forze politiche hanno del ruolo del Colle. Mentre a destra si immagina una continuità di leadership che culmini con il passaggio di consegne tra Palazzo Chigi e il Quirinale, a sinistra si teme invece che questa narrazione nasconda un tentativo di stravolgere i principi cardine della Costituzione.

In questo scenario, la dichiarazione del presidente del Senato potrebbe rappresentare non solo una previsione personale, ma il primo passo verso una campagna mediatica destinata a normalizzare un'ipotesi che fino a ieri appariva remota, spostando ulteriormente in avanti l'asse del confronto politico su un terreno delicato come quello delle riforme costituzionali.

Le reazioni nel centrodestra e lo scenario futuro

Se da un lato le parole di La Russa trovano terreno fertile in un partito che guarda con fiducia alla crescita di consensi della sua leader, dall'altro lato non sono mancate le voci all'interno del centrodestra che invitano a non anticipare i tempi e a concentrare le energie sul governo del presente piuttosto che sulle ambizioni future. La stessa Giorgia Meloni, interpellata in passato su questo tema, non ha mai dato spazio a scenari che potessero minare la sua attuale posizione di premier, preferendo sempre ribadire l'impegno per la legislatura in corso.

La Russa, però, ha scelto di rompere gli indugi, consapevole che il dibattito sul Quirinale, in una Repubblica parlamentare come la nostra, è fisiologico e periodicamente destinato a riemergere. Resta da capire se questa apertura rappresenti un semplice esercizio di stile o se all'interno del palazzo siano già in corso valutazioni più concrete per il dopo Mattarella.

Quel che è certo è che le dichiarazioni del presidente del Senato hanno iniettato un nuovo elemento di frizione nel già teso rapporto tra maggioranza e opposizione, riportando al centro della discussione pubblica il tema della forma di governo e della sua evoluzione verso un modello che molti, a sinistra, definiscono già come presidenzialista.

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