Leapmotor conquista l’Italia: a febbraio la T03 è l’elettrica più venduta con oltre 5mila immatricolazioni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato automobilistico italiano, e in particolare quello delle vetture a batteria, ha registrato a febbraio un’impennata che pochi si aspettavano, con un dato che balza agli occhi per la sua nettezza: la Leapmotor T03, citycar compatta di origine cinese ma prodotta nell’orbita del gruppo Stellantis, è riuscita nell’impresa di diventare l’auto full electric più immatricolata nel nostro paese, totalizzando oltre cinquemila unità e trascinando l’intero comparto verso una crescita dell’80,5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Il dato, certificato da Motus-E e analizzato dagli uffici studi delle principali testate specializzate, parla di 12.483 vetture BEV immatricolate in febbraio, una cifra che rappresenta una vera e propria svolta per un settore che, fino a pochi mesi fa, faticava a decollare in modo omogeneo sul territorio nazionale. A trainare questo risultato non è stata solo la spinta degli incentivi statali, andati esauriti in poche ore lo scorso ottobre e le cui consegne si sono concretizzate proprio in queste settimane, ma anche una combinazione vincente di fattori tra cui spicca senza dubbio il prezzo d’attacco della T03, fissato a 15.900 euro, che l’ha resa accessibile a una platea di acquirenti molto più ampia rispetto al passato.

A dare ulteriore sostanza al fenomeno ci pensano le quote di mercato conquistate dal brand, che testimoniano una penetrazione commerciale fuori dal comune per un marchio entrato nella distribuzione italiana da poco più di un anno. Federico Scopelliti, Country Manager di Leapmotor Italia, ha commentato i dati parlando di un traguardo storico per l’azienda, ed effettivamente i numeri gli danno ragione: il marchio ha conquistato a febbraio un doppio primato, salendo sul gradino più alto del podio nel mercato totale delle elettriche con una quota del 39,3%, e facendo addirittura meglio nel canale dei privati, dove la percentuale schizza al 51,4%. Significa che, per ogni due auto elettriche acquistate da un cliente privato nel mese di febbraio, una portava il marchio Leapmotor, un dato che mette in ombra la concorrenza asiatica e che rilancia il ruolo dell’Italia come possibile hub per la mobilità sostenibile, un primato che pochi avrebbero scommesso di vedere assegnato a un modello di origine cinese sebbene prodotto all’interno di una joint venture con un colosso occidentale.

Il Mezzogiorno e le citycar alla guida della svolta elettrica

L’analisi territoriale dei dati, incrociata con le rilevazioni di Motus-E, rivela un aspetto particolarmente interessante che merita di essere approfondito: la crescita dell’elettrico a febbraio non è stata trainata unicamente dai grandi centri urbani del Nord, tradizionalmente più sensibili e attrezzati per la ricarica, ma ha visto una vivacità inaspettata nel Mezzogiorno, dove la propensione all’acquisto di vetture compatte e dal costo contenuto si è rivelata superiore alle aspettative. Il dato, incrociato con il successo della T03, citycar per eccellenza con i suoi 3,62 metri di lunghezza e un’autonomia adeguata al solo utilizzo cittadino, suggerisce che la mobilità elettrica stia finalmente uscendo dalla nicchia degli early adopters per diventare una scelta concreta per famiglie e giovani, specialmente laddove il trasporto pubblico non riesce a coprire in modo capillare il tessuto urbano e extraurbano. Questa dinamica ha spinto le vendite complessive delle full electric a raggiungere il 7,9% del mercato mensile, una penetrazione quasi doppia rispetto al 5,0% registrato a febbraio del 2025, un’accelerazione che, secondo gli analisti, è stata resa possibile dall’effetto combinato del prezzo competitivo e dalla coda delle prenotazioni degli incentivi, che hanno letteralmente saturato la capacità produttiva e logistica dei concessionari.

Un doppio primato che ridisegna la classifica delle vendite

Osservando la classifica dei modelli più venduti a febbraio 2026, l’impatto della T03 appare ancora più evidente e dirompente: la citycar del brand cinese si è posizionata come la seconda vettura più venduta nel segmento delle citycar, superata solo dalla Fiat Pandina, e come quarto modello in assoluto tra tutte le motorizzazioni, un risultato che la pone dietro a giganti del mercato come la stessa Pandina, la Jeep Avenger e la Fiat Grande Panda. In questo scenario, il brand Leapmotor non ha brillato solo con la T03, ma ha raccolto consensi anche con il SUV B10, che ha confermato la terza posizione nel segmento dei C-SUV elettrici, un risultato che fa del brand cinese, nell’orbita Stellantis, il competitor con la crescita più rapida dell’intero panorama competitivo nazionale. Il paragone con gli altri costruttori asiatici, in particolare con BYD che pure ha raggiunto il suo record storico in Italia, impallidisce di fronte alla performance di Leapmotor, che ha letteralmente monopolizzato le consegne di febbraio grazie a una strategia di prezzo aggressiva e a una distribuzione capillare ereditata dalla rete del gruppo che la ospita, dimostrando come l’integrazione con una realtà consolidata possa fare la differenza in un mercato complesso e frammentato come quello italiano.

L’effetto trascinamento sugli incentivi e la rete di vendita

Parte del successo, va detto, è legato a doppio filo con le tempistiche degli incentivi governativi: il click day dello scorso ottobre aveva letteralmente polverizzato i fondi disponibili in poche ore, generando una mole di ordini che i costruttori hanno smaltito nei mesi successivi, e febbraio è stato il mese in cui gran parte di quelle consegne si sono materializzate, gonfiando in modo anomalo ma strutturale le statistiche. La T03, rientrando perfettamente nelle fasce di prezzo agevolabili e offrendo un rapporto qualità-prezzo difficile da eguagliare, è stata una delle principali beneficiarie di questo meccanismo, tanto che si stima che una parte consistente delle 4.448 immatricolazioni registrate nel mese derivi proprio da contratti firmati in autunno. Tuttavia, il dato più significativo risiede nel fatto che, anche al netto di questa variabile, il modello ha continuato a macinare ordinativi grazie alla sua accessibilità e alla rete di assistenza, che conta ormai centinaia di punti vendita in grado di offrire ricambi e manutenzione in tempi rapidi, un aspetto che ha definitivamente sfatato il mito dell’auto cinese come prodotto difficile da assistere nel post-vendita.

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