Un manager Microsoft definisce l'addestramento dell'AI il più grande furto della storia

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Un manager di Microsoft ha definito l'addestramento dei modelli di intelligenza artificiale il «più grande furto di lavoro nella storia dell'umanità», di «proporzioni senza precedenti». La dichiarazione, contenuta in documenti interni desecretati, emerge nell'ambito della causa che il New York Times e altre testate hanno intentato contro Microsoft e OpenAI per violazione del copyright.

Le parole di Brent Hecht

Il manager in questione è Brent Hecht, director of applied science presso Microsoft. In una nota interna risalente al 2023, Hecht ha scritto che «milioni di persone in tutto il mondo considereranno presto i grandi modelli che “risucchiano” tutto il loro lavoro come un furto stupefacente di proporzioni senza precedenti». Hecht ha anche osservato che la stragrande maggioranza dei creatori di contenuti non intendeva che le proprie opere finissero nei dataset di addestramento, né ha ricevuto alcun compenso per questo utilizzo.

Nella sua analisi, il dirigente ha sostenuto che la strategia di raccolta massiva di contenuti «ha avviato un doom loop che danneggerà contemporaneamente le prestazioni dei nostri modelli e l'intera rete». La preoccupazione espressa è che i grandi modelli linguistici rappresentino «un prodotto che distrugge la propria catena di fornitura», dal momento che il loro stesso funzionamento erode le condizioni economiche dei soggetti che producono i contenuti utilizzati per addestrarli.

La posizione di Microsoft e le reazioni

Microsoft ha preso le distanze dalle affermazioni del proprio dirigente. Un portavoce dell'azienda, Alex Haurek, ha dichiarato che quei commenti «riflettono la prospettiva individuale di un dipendente, non costituiscono un'analisi giuridica e non rappresentano le opinioni dell'azienda». La posizione ufficiale di Microsoft resta quella espressa negli atti giudiziari, secondo cui l'uso dei contenuti protetti da copyright per l'addestramento dell'AI rientra nel fair use e il sistema Copilot non si sostituisce al giornalismo degli editori.

Steven Lieberman, legale che rappresenta il New York Daily News e altre sette testate nella causa, ha commentato che «le prove dimostrano che OpenAI e Microsoft sapevano che ciò che stavano facendo era sbagliato», secondo quanto riportato dal Washington Post. Lieberman aveva già definito i documenti desecretati «non solo una pistola fumante; una bazooka fumante».

Le preoccupazioni interne in OpenAI

I documenti depositati in tribunale rivelano che anche all'interno di OpenAI erano emerse analoghe inquietudini. Nick Turley, che guidava il team di sviluppo di ChatGPT, in una nota del giugno 2023 ha scritto che l'AI rappresentava una «minaccia esistenziale» per gli editori. In un successivo promemoria del febbraio 2024, Turley ha osservato che i prodotti basati sull'intelligenza artificiale «diventeranno sempre più sostitutivi man mano che migliorano».

Secondo i documenti, un ingegnere di OpenAI ha riconosciuto che «non importa quanto prominenti mostriamo i link, gli utenti non cliccheranno». La dinamica descritta è quella di un sistema che soddisfa la richiesta informativa dell'utente all'interno della piattaforma, eliminando di fatto la necessità di visitare il sito che ha prodotto il contenuto originale.

I dati citati nel fascicolo mostrano riduzioni del tasso di clic che vanno dall'83% al 93% per i domini del New York Times e dal 51% al 94% per quelli di Ziff Davis, confrontando il comportamento degli utenti su Bing Chat rispetto alla ricerca tradizionale.

Il quadro della causa

La causa è stata avviata dal New York Times alla fine del 2023 e successivamente ampliata con l'adesione di altre undici testate editoriali. I querelanti accusano OpenAI e Microsoft di aver violato il diritto d'autore utilizzando milioni di articoli per addestrare i propri sistemi senza autorizzazione né pagamento. Le aziende tecnologiche sostengono che il processo di addestramento trasforma i contenuti in opere nuove e non si sostituisce agli originali.

Il giudice federale Sidney H. Stein sta esaminando le istanze di summary judgment presentate dalle parti. La documentazione continua a essere desecretata progressivamente mentre il procedimento avanza.

Nel corso delle deposizioni, l'amministratore delegato di Microsoft Satya Nadella ha dichiarato che «qualsiasi contenuto protetto da paywall dovrebbe essere concesso in licenza da chiunque voglia utilizzarlo», aggiungendo che, se fosse stato informato del fatto che OpenAI aveva addestrato i propri modelli su materiale soggetto a paywall, avrebbe esercitato il diritto di Microsoft di richiedere un nuovo addestramento.

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