Studenti in piazza contro il caro vita: scontri e proteste in Italia
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Redazione Interno
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Gli studenti sono scesi in piazza in numerose città italiane per protestare contro il caro vita, le condizioni degli edifici scolastici e l'aumento delle spese militari. Sabato 17 ottobre, le manifestazioni hanno coinvolto centinaia di giovani, con cortei e presidi che hanno attraversato diversi centri urbani. La maggior parte delle iniziative si è svolta pacificamente, mentre a Milano si sono verificati violenti scontri con le forze dell'ordine e in altre città sono stati segnalati danneggiamenti e momenti di tensione.
Scuole degradate e affitti troppo cari: le richieste degli studenti
Tra le proteste della giornata, quella organizzata all'ex Arsenale ha riunito tra 250 e 300 ragazzi, arrivati con cartelli e striscioni per denunciare le difficoltà che incontrano ogni giorno nel percorso di studi. Al centro delle rivendicazioni ci sono gli istituti scolastici descritti come «sempre più fatiscenti» e le spese per l'istruzione, giudicate sempre più difficili da sostenere per le famiglie. Particolarmente sentito il problema degli alloggi per gli studenti fuori sede, con affitti che, secondo i manifestanti, sarebbero raddoppiati nel giro di pochi anni, rendendo complicato mantenersi durante gli studi.
A Udine il corteo ha portato nel centro cittadino una mobilitazione che ha coinvolto anche genitori, insegnanti e cittadini. Le prime valutazioni della Questura hanno indicato circa 300 partecipanti, mentre gli organizzatori hanno stimato una presenza vicina alle 450 persone. In piazza della Libertà sono stati affrontati temi che comprendono la scuola, la sanità, i trasporti pubblici e il costo della vita. Una parte delle contestazioni ha riguardato le risorse destinate agli armamenti, con la richiesta di maggiori investimenti nei servizi pubblici. La manifestazione è stata organizzata sulla scia di iniziative analoghe svoltesi in altre città del Paese.
Scontri a Milano, danneggiamenti a Bergamo e tensioni a Torino
Gli episodi più gravi si sono verificati a Milano, durante la manifestazione promossa da «Italia in piazza», movimento presentato come apartitico e nato spontaneamente sul web per contestare il caro vita. Nel centro cittadino, in via Broletto, gruppi di giovani vestiti di nero e in gran parte con il volto coperto hanno lanciato pietre, petardi e bombe carta contro gli agenti. La polizia è intervenuta con cariche di alleggerimento, mentre alcune pattuglie del reparto mobile e camionette sono state bersagliate da oggetti. Il corteo, al quale hanno partecipato oltre cinquemila persone, si è diviso in più gruppi. Sono stati segnalati feriti e fermati, oltre a danni alle pensiline dei trasporti pubblici e alle vetrate di alcuni edifici.
A Torino si sono verificati parapiglia anche tra gli stessi partecipanti alla manifestazione. Gli organizzatori hanno intimato ad alcuni giovanissimi di togliere i cappucci e mostrare il volto, mentre un gruppo che cercava di superare la testa del corteo correndo sotto i portici di via Po è stato bloccato dagli altri dimostranti. In piazza Vittorio Veneto una bottiglia è stata lanciata verso gli agenti schierati sul posto. A Bergamo, invece, alcuni ragazzi si sono separati dal percorso autorizzato, dirigendosi verso l'area delle Autolinee, dove sono stati rovesciati cestini e bidoni. Altri danneggiamenti hanno interessato pali stradali e cartelloni in largo Porta Nuova. Una decina di giovani è stata accompagnata in Questura per accertamenti, provocando un presidio di solidarietà all'esterno degli uffici di polizia.
Le sagome di Meloni e Valditara a testa in giù e la polemica politica
Le manifestazioni sono state precedute venerdì 16 ottobre dallo sciopero nazionale della scuola, accompagnato da cortei contro le politiche del governo. A Genova, durante il «No Meloni Day», alcuni studenti hanno esposto vicino ai bidoni della spazzatura due sagome raffiguranti a testa in giù la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, lanciando uova contro le immagini. Il gesto è stato accompagnato dallo slogan «il maresciallo Tito ce l'ha insegnato, uccidere il fascista non è reato». L'episodio è avvenuto in via dei Santi Giacomo Filippo, nei pressi della Prefettura e dell'Ufficio scolastico regionale, richiamando simbolicamente l'esposizione del corpo di Benito Mussolini a piazzale Loreto nel 1945.
La protesta genovese ha suscitato una polemica politica, con Fratelli d'Italia che ha criticato il silenzio della sindaca Silvia Salis sull'accaduto. Alla mobilitazione avevano aderito gli studenti del movimento Opposizione studentesca di alternativa, contrari alle misure del governo in materia di istruzione, alla riforma degli istituti tecnici e professionali e alla destinazione di risorse pubbliche alle spese militari. Davanti alla sede di Confindustria è stato bruciato un carro armato realizzato in cartone. Nella stessa giornata, a Roma alcuni manifestanti hanno bruciato bandiere statunitensi e israeliane, mentre a Bologna il corteo è stato fermato nei pressi della stazione ferroviaria dagli agenti in tenuta antisommossa. Dopo l'accensione di fumogeni e il lancio di bottiglie, i manifestanti sono stati respinti con gli scudi.
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