Trump firma l'ordine esecutivo per i dazi sui droni: tariffe fino al 100%
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Redazione Economia
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Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che introduce un programma di dazi mirati sulle importazioni di droni, con aliquote che in alcuni casi raggiungono il 100%. L'annuncio, diffuso dalla Casa Bianca in una nota ufficiale, arriva a distanza di oltre un anno dalla rielezione del presidente e si inserisce in una strategia più ampia volta a rafforzare la sicurezza nazionale e la base industriale interna.
La misura, come si legge nel documento, mira a «tutelare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e la loro base industriale nel settore della difesa e in quelli ad essa collegati, sostenendo e creando posti di lavoro americani».
Una struttura tariffaria a più livelli
Il provvedimento, che si basa sulla sezione 232 del Trade Expansion Act, prevede una struttura tariffaria articolata e differenziata in base alle caratteristiche tecniche dei velivoli e alla loro origine.
Il livello più severo, pari a un dazio ad valorem del 100%, è riservato ai droni di determinate dimensioni o dotati di capacità ritenute particolarmente sensibili per la sicurezza nazionale; rientrano in questa categoria i droni con un peso massimo al decollo superiore ai 25 chilogrammi e quelli equipaggiati con sistemi di imaging termico, ossia in grado di rilevare la radiazione infrarossa emessa da corpi e oggetti. La stessa aliquota massima si applica anche alle stazioni di attracco e ad alcuni componenti critici di questi velivoli.
Per i modelli più piccoli, privi di quelle caratteristiche che presentano particolari implicazioni per la sicurezza nazionale, è prevista una tariffa del 25%, che colpisce sia i droni stessi sia altri componenti.
L'ordine esecutivo, tuttavia, introduce anche delle eccezioni su base geografica: per i droni e i componenti provenienti da Unione Europea, Giappone, Liechtenstein, Corea del Sud, Svizzera e Taiwan, il dazio sarà infatti limitato al 15%, mentre per il Regno Unito l'aliquota scende al 10%, a condizione che hardware, software e tecnologia provengano sostanzialmente da questi Paesi o dagli Stati Uniti.
La motivazione ufficiale e la tempistica
Secondo quanto riportato nella nota della Casa Bianca, la decisione è stata presa per contrastare una minaccia alla sicurezza nazionale derivante dalla dipendenza da fornitori esteri per componenti essenziali dei sistemi aerei senza equipaggio (UAS), utilizzati sia per scopi commerciali che militari.
L'amministrazione sottolinea come i droni siano ormai una tecnologia cruciale nei conflitti moderni e un elemento fondamentale per le operazioni militari presenti e future, e come l'elevata quota di importazioni, dominata in larga parte dalla Cina, crei vulnerabilità strategiche e rischi per la cybersicurezza.
Il provvedimento autorizza inoltre il Segretario al Commercio a istituire un programma per incentivare il "reshoring", ossia il ritorno della produzione negli Stati Uniti, rivolto alle aziende che effettuano nuovi investimenti nel settore manifatturiero dei droni.
Le nuove tariffe entreranno in vigore secondo un calendario preciso: il termine generale è fissato a 21 giorni dalla firma dell'ordine esecutivo, mentre per i componenti non considerati particolarmente sensibili l'applicazione dei dazi è stata posticipata a 180 giorni dalla firma. L'iniziativa si configura come l'ultimo capitolo di una politica commerciale improntata alla protezione dell'industria nazionale, già sperimentata in passato con i dazi su acciaio, alluminio e altri settori considerati strategici per la sicurezza nazionale ed economica del Paese.
Obiettivi e implicazioni industriali
La Casa Bianca ha reso noto che l'obiettivo del programma è duplice: da un lato, proteggere la sicurezza nazionale e la base industriale del settore della difesa; dall'altro, stimolare la creazione di posti di lavoro in America. La produzione interna di droni, si legge nel documento, «deve essere rapidamente ampliata per garantire la sicurezza nazionale ed economica degli Stati Uniti».
Il provvedimento prende di mira in modo particolare la posizione dominante di DJI Technologies, colosso cinese con sede a Shenzhen, che da sola controlla circa il 70% del mercato commerciale statunitense dei droni. L'efficacia della misura, come osservato da alcuni analisti, dipenderà ora dalla rapidità con cui i produttori americani riusciranno ad aumentare la capacità produttiva interna per colmare il vuoto lasciato dalle importazioni, che diventeranno progressivamente più costose.
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