Le borse europee arretrano tra i dubbi sulla Fed e le preoccupazioni per il settore tech

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le piazze finanziarie del Vecchio Continente hanno aperto la seduta in un netto territorio negativo, allineandosi a quanto già accaduto nelle sessioni asiatiche e, ancor prima, su Wall Street, dove gli indici avevano chiuso con perdite consistenti. L’entusiasmo per la conclusione dello shutdown negli Stati Uniti, che pure aveva caratterizzato i listini nei giorni scorsi, si è ormai dissolto, lasciando spazio a una rinnovata cautela da parte degli operatori, i quali devono fare i conti con un quadro macroeconomico ancora incerto e con valutazioni di borsa che, in alcuni comparti, iniziano a destare non poca apprensione.

L'incognita della politica monetaria americana

A pesare sull’umore dei mercati, in queste ore, concorrono principalmente due elementi tra loro intrecciati. Il primo riguarda le prossime mosse della Federal Reserve, la cui politica monetaria rappresenta da sempre un faro per le borse di tutto il mondo. Sebbene l’istituzione guidata da Jerome Powell abbia operato due riduzioni consecutive del costo del denaro, la possibilità di un ulteriore taglio dei tassi d'interesse nel corso della riunione di dicembre appare oggi tutt’altro che scontata. La Casa Bianca ha infatti fatto sapere che, nonostante la riapertura degli uffici federali, potrebbero non essere pubblicati con regolarità tutti i dati macroeconomici di ottobre, fondamentali per una valutazione accurata dello stato di salute dell’economia. Senza indicatori aggiornati sull’inflazione e sul mercato del lavoro, i governatori della Fed potrebbero optare per una posizione attendista, rinviando qualsiasi decisione di rilassamento monetario; una prospettiva che gli investitori, i quali scommettono su denaro a minor costo, non gradiscono affatto.

La correzione del Nasdaq e il nervosismo sui titoli tecnologici

Il secondo fattore di tensione è emerso con chiarezza dalla performance del Nasdaq, che nella seduta di ieri ha registrato un calo superiore al due percentuale, trascinando al ribasso l’intero listino statunitense. Quel che preoccupa non è soltanto l’entità della flessione, ma il suo protagonista: il comparto tecnologico, che per mesi è stato il traino principale della rally azionaria. Molti analisti cominciano a ritenere che le valutazioni di alcune di queste società possano aver toccato livelli eccessivi, vicini a quelli che in gergo finanziario vengono definiti da “bolla speculativa”. Questa percezione, che si è subito riflessa anche sui listini asiatici, ha indotto molti a realizzare profitti, vendendo titoli che fino a pochi giorni fa sembravano non conoscere arresto, e ha contribuito a creare un clima di generale insicurezza.

Il quadro delle borse europee in apertura

In questo contesto, l’Europa non poteva che aprire in affanno. Le perdite, seppur differenziate, sono state trasversali: Madrid si è distinta come la piazza più penalizzata, con un arretramento dell’1,1%, seguita da Londra e Amsterdam, entrambe in calo di un punto percentuale. Parigi ha ceduto lo 0,6%, mentre Francoforte ha mostrato una relativa tenuta, limitando il deficit allo 0,2%. La Borsa di Milano, da parte sua, ha perso circa lo 0,8%, scivolando così sotto la soglia psicologica dei 45.000 punti. Anche l’oro, bene rifugio per eccellenza in periodi di turbolenza, ha registrato un calo, un segnale che suggerisce come la liquidità venga ritirata da diversi asset in attesa di una maggiore chiarezza sulla direzione che prenderanno i mercati, stretti tra l’assenza di dati certi e il timore di aver sopravvalutato alcuni dei suoi settori più dinamici.

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