Il ritorno a casa di Kimi Antonelli tra le tagliatelle (e la gramigna) della mamma

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Atterrato lunedì mattina all’aeroporto Marconi di Bologna, Andrea Kimi Antonelli aveva già le idee chiare su cosa avrebbe voluto trovare una volta varcata la soglia di casa, dopo il trionfo storico in Cina: un piatto di tagliatelle, quelle che gli erano mancate durante la trasferta orientale e che rappresentano, per un ragazzo cresciuto in emilia, il vero e proprio rito di benvenuto. Ad accoglierlo nel caos controllato del terminal, tra qualche tifoso e le inevitabili scorte per gestire l’entusiasmo, c’era mamma Veronica, pronta però a svelare un piccolo colpo di scena culinario. Alla richiesta del figlio, la signora Pomaro ha risposto con il pragmatismo tipico di chi non si lascia travolgere nemmeno dalla prima vittoria di un figlio in Formula 1: lei, in realtà, aveva preparato la gramigna al ragù, un primo piatto altrettanto tradizionale ma diverso dalle aspettative del campione. La replica di Kimi, un sorridente e immediato «va bene lo stesso», ha fotografato in una battuta l’intera scena: un ragazzo capace di passare dai trecento all'ora del circuito di Shanghai alla semplicità di un pranzo in famiglia, senza alcuna screpolatura nella normalità dei rapporti.

Quella normalità, del resto, è il controcanto obbligato a una carriera che ha accelerato in modo impressionante. Il successo nel Gran Premio di Cina non è solo la prima gioia iridata per il diciannovenne bolognese, ma un crocevia statistico che riporta l'Italia in una posizione che non occupava da quasi un ventennio. Per trovare l'ultimo pilota italiano capace di vincere una gara del mondiale, infatti, bisogna tornare al 2006, quando Giancarlo Fisichella trionfò in Malesia; una assenza che rende l'impresa di Antonelli un fatto epocale per il movimento, al di là della semplice gioia personale. La prestazione di Shanghai, del resto, è stata un hat trick che mancava dai tempi di Alberto Ascari nel 1953: pole position (diventando il più giovane di sempre a riuscirci, battendo il primato di Sebastian Vettel), vittoria e giro veloce in gara, una domenica perfetta che ha costretto anche il sette volte campione Lewis Hamilton a togliersi il cappello di fronte al ragazzo che, nel 2025, ha preso il suo sedile alla Mercedes.

La gestione della gara, al di là dei numeri, ha raccontato di una maturità che sorprende persino chi quel percorso lo ha seguito fin dall'inizio. Persa la posizione alla partenza a vantaggio di Hamilton, Antonelli l'ha riconquistata con decisione già nel corso del secondo giro, per poi amministrare con lucidità la corsa nonostante la pressione di un compagno di squadra come George Russell, leader del campionato, e la rimonta delle Ferrari. Solo un bloccaggio nelle fasi finali, con le gomme ormai usurate, ha riaperto un briciolo di suspence, ma il controllo non è mai venuto meno, neppure quando l'emozione, nel post-gara, gli ha spezzato la voce in radio e negli occhi sono spuntate lacrime che non è riuscito a trattenere. «Volevo riportare l'Italia in vetta», ha detto a fatica, riuscendoci.

Il legame con le origini, del resto, non è mai stato un dettaglio secondario nella formazione del pilota. Cresciuto in un ambiente dove il motorsport è pane quotidiano – il padre Marco gestisce una squadra che corre nelle Gran Turismo – Antonelli ha assorbito la passione prima ancora di imparare a parlare, e già a sette anni escogitava stratagemmi per entrare nei paddock infilandosi tra gomme impilate su un carrello, coperto da un ombrello per non destare sospetti. Un aneddoto che appartiene alla leggenda familiare ma che spiega la naturalezza con cui si muove ora nel circus. Il programma della Mercedes, che lo ha prelevato giovanissimo dalle categorie minori dove collezionava titoli europei nei kart e dominava la Formula 4, ha sgrezzato il talento senza intaccare quella spontaneità che lo porta, appena atterrato, a preoccuparsi più della pasta della domenica che delle classifiche mondiali.

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