Il ritorno di Kimi, fra le lacrime di mamma Veronica e la gramigna pronta in tavola
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Redazione Sport
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C’era una folla insolita, per un martedì pomeriggio, nel piazzale degli arrivi dell’aeroporto Marconi di Bologna, e non erano solo i soliti appassionati o i curiosi che sperano in un autografo, ma una vera e propria delegazione pronta ad accogliere il ragazzo che ha riportato l’inno di Mameli sul gradino più alto del podio di un Gran Premio di Formula 1, impresa che mancava da vent’anni esatti. Andrea Kimi Antonelli, diciannove anni compiuti da poco, è sceso dall’aereo con il suo sorriso un po’ timido, quello di chi ancora non realizza del tutto la portata di ciò che ha fatto a Shanghai, e tra le prime persone che ha cercato con lo sguardo c’era lei, Veronica Pomaro, sua madre. La signora Pomaro, travolta dall’emozione nel rivederlo dopo la gara e nel riabbracciarlo in terra italiana, si è lasciata andare a confessioni sincere davanti ai cronisti presenti, raccontando un retroscena di quelle lacrime che hanno fatto il giro del mondo: “Io in realtà ero stata abbastanza tranquilla, poi quando l’ho visto piangere mi sono messa a piangere anche io, ma penso sia normale”. Un pianto liberatorio, il suo, condiviso da tutto il clan Antonelli e forse anche da qualcuno dei tecnici Mercedes presenti, perché come ha ammesso la stessa signora Veronica, “hanno pianto un po’ tutti credo”, a dimostrazione di come un successo del genere, per un pilota così giovane e per un team che ha creduto in lui contro molti scettici, abbia il sapore di una rivincita personale prima ancora che professionale.
Mentre il campioncino stringeva le prime decine di mani e cercava di districarsi tra flash e domande, sua madre rivelava ai giornalisti il menu studiato per il pranzo di festa, un dettaglio di rara umanità che riporta Kimi con i piedi per terra, o meglio per terra di cucina bolognese. “Io in realtà avevo preparato la gramigna al ragù”, ha svelato Veronica Pomaro, salvo poi dover prendere atto delle preferenze del figlio, il quale, interpellato sull’argomento, ha candidamente confessato che avrebbe preferito delle tagliatelle. La madre, con quel sorriso di chi a un figlio non sa dire di no, ha liquidato la questione con un “va bene lo stesso”, decretando di fatto un menù all’insegna della più autentica tradizione emiliana per celebrare un successo che sa di internazionale ma che affonda le radici proprio lì, tra i colli di Casalecchio e le strade di Bologna. Del resto, lo ha detto lei stessa, quella di Kimi “è una cosa talmente grande e bella che non so cosa dire”, parole semplici che raccontano la meraviglia di una madre di fronte all’impresa del suo “bambino”, quel bambino che ha iniziato a correre nei kart quando ancora faceva fatica a vedere sopra il volante.
La storia di come quel bambino sia poi finito nella frecce d’argento e non nel cavallino rampante merita una digressione, perché getta luce sulla maturazione di un talento precoce e sulle scelte, talvolta controintuitive, che segnano un destino. Giovanni Minardi, figlio del noto Gian Carlo e manager tra i primi a credere in Antonelli, ha riportato alla memoria quei giorni lontani del 2014, quando Kimi, a soli otto anni, partecipò a un Summer Camp a Sarno. Il racconto è quello della folgorazione improvvisa: “Dopo due giri aveva già fatto il record della pista”, un’impressione di naturalezza e velocità talmente vivida da spingere la Minardi Management a cercare una collocazione per quel piccolo fenomeno. Si aprirono le porte delle Academy, e qui avvenne il primo bivio importante: da un lato la Ferrari, dall’altro la Mercedes. La valutazione dei vertici di Maranello, all’epoca, fu che Kimi fosse “ancora troppo piccolo” per investire risorse in modo strutturato, un’esitazione che Toto Wolff, l’uomo a capo delle frecce d’argento, trasformò invece in un’opportunità. Fu così che nel 2019 Antonelli entrò ufficialmente nell’orbita Mercedes, un accordo suggellato da una promessa di crescita graduale che oggi, a sette anni di distanza, si è concretizzata in una vittoria e in una pole position che hanno fatto il giro del mondo. Un’investitura, quella di Wolff, che non era passata inosservata e che aveva sollevato più di un dubbio tra gli addetti ai lavori, specialmente quando si è trattato di affidare il sedile lasciato libero da Lewis Hamilton a un ragazzo con zero Gran Premi alle spalle, una scommessa vinta su tutta la linea.
La scelta di Wolff e la sliding doors con Maranello
La decisione di puntare su Kimi, come raccontano bene le cronache di quei giorni, non fu priva di critiche e di perplessità, tanto che in molti etichettarono la mossa di Wolff come un azzardo o addirittura una provocazione, quasi fosse una scelta obbligata dopo il rifiuto di Max Verstappen a lasciare la Red Bull. Eppure, la filosofia della Mercedes è sempre stata chiara: puntare sui giovani del proprio vivaio, coltivandoli con pazienza, come del resto aveva già fatto con lo stesso Hamilton agli albori della carriera o con Nico Rosberg. La differenza, nel caso di Antonelli, stava nell’investimento a lunghissimo termine, quella promessa fatta a un bambino di otto anni e mantenuta per oltre un decennio, con un programma di sviluppo che lo ha visto passare dai kart alla Formula 4, saltando addirittura la Formula 3 per approdare direttamente in Formula 2, in un crescendo di responsabilità e di pressioni che avrebbero schiacciato chiunque non avesse la tempra del campione. La scorsa stagione, del resto, non era stata semplice per lui, tra qualche errore di troppo e un paio di incidenti anche seri, ma la fiducia del team non è mai venuta meno, e la vittoria in Cina, arrivata dopo una partenza in cui aveva ceduto la testa a Hamilton per poi riprenderla con un sorpasso pulito e deciso, è la dimostrazione che la strada intrapresa era quella giusta.
L’abbraccio di Bologna e i complimenti dei campioni
Mentre Kimi si godeva l’affetto della sua gente e l’odore di ragù che usciva dalla cucina di casa, non potevano mancare i messaggi di stima da parte di altri grandi dello sport italiano, a cominciare da Jannik Sinner, fresco vincitore del Masters 1000 di Indian Wells. Il tennista altoatesino, subito dopo aver sollevato il trofeo nel deserto californiano, ha voluto dedicare un pensiero al suo connazionale, con un messaggio che ha rubato la scena persino alla sua stessa vittoria: “Questo non ha niente a che fare con il tennis ma oggi è stata una giornata speciale per l’Italia”, ha detto Sinner davanti alle telecamere, visibilmente emozionato, “sono un grande fan della Formula 1 e avere un pilota italiano così giovane come Kimi al top è fantastico”. Un endorsement importante, il suo, che conferma come la figura di Antonelli stia valicando i confini del mondo dei motori per diventare un simbolo sportivo nazionale, capace di unire generazioni e discipline diverse. E a proposito di generazioni, non è mancata la telefonata di Alberto Tomba, altro mito dello sport italiano, che ha voluto esprimere la sua gioia per un trionfo che riporta l’Italia al centro del circus dopo un digiuno lunghissimo, un digiuno che risaliva ai tempi in cui Kimi Antonelli non era neppure nato.




