Tempi di volo ‘gonfiati’ sui biglietti, l’esposto del Codacons a Antitrust e Enac

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La sistematica indicazione, in fase di acquisto del Titolo di viaggio, di durate di volo superiori a quelle effettivamente riscontrabili nella prassi operativa apparirebbe, secondo quanto denunciato dal Codacons, idonea a incidere in modo significativo sull'esercizio dei diritti dei passeggeri. Con specifico riferimento alla maturazione dell'indennizzo per ritardo previsto dalla normativa europea, questa pratica determinerebbe infatti un ingiustificato sacrificio delle tutele riconosciute agli utenti del trasporto aereo, i quali si vedrebbero di fatto privati di un risarcimento altrimenti dovuto. L’associazione dei consumatori, dopo aver raccolto diverse segnalazioni, ha dunque presentato un esposto alle autorità competenti, chiedendo di aprire un’istruttoria approfondita.

Il meccanismo del ‘padding’ e i volumi economici

La strategia contestata, tecnicamente definibile come ‘padding’, consiste nell’allungare in maniera artificiosa i tempi di volo nominali indicati sul biglietto, un espediente che, riducendo statisticamente l’incidenza dei ritardi ufficiali, permetterebbe alle compagnie di eludere l’obbligo di indennizzo. Non si tratterebbe di casi sporadici, bensì di una metodica applicata da numerose compagnie aeree su una moltitudine di tratte, sia nazionali che internazionali. Le differenze tra il tempo dichiarato e quello effettivamente necessario, secondo le rilevazioni dell’associazione, possono variare sensibilmente: si va, per fare alcuni esempi, dai venti minuti aggiuntivi sulle rotte più brevi fino a scostamenti che superano i cinquanta minuti per i voli a lungo raggio, un margine che spesso assorbe i ritardi ordinari senza che scatti la protezione legale per il passeggero.

La richiesta di intervento delle autorità di vigilanza

Proprio la presunta diffusione del fenomeno ha spinto il Codacons a rivolgersi all’Autorità garante della concorrenza e del mercato e all’Ente nazionale per l’aviazione civile, affinché svolgano accertamenti puntuali nell’interesse collettivo degli utenti. L’esposto presenta una casistica circostanziata di collegamenti aerei operati da diversi vettori, portandola a sostegno della tesi secondo cui tali condotte, oltre a ledere i diritti del singolo, configurerebbero una pratica commerciale scorretta su vasta scala. I risvolti economici, d’altronde, non sarebbero di poco conto: le stime dell’organizzazione parlano di un possibile risparmio illecito, a carico dei viaggiatori, che oscillerebbe complessivamente fra i centosettanta e i duecento milioni di euro su base annua.

Il quadro normativo e le sue possibili distorsioni

La normativa comunitaria in materia di diritti dei passeggeri, che pure rappresenta un baluardo di protezione, finisce così per vedere sminuito il suo potenziale deterrente e risarcitorio attraverso un’interpretazione formalistica delle tempistiche. L’indennizzo, com’è noto, è vincolato al superamento di una certa soglia di ritardo all’arrivo, calcolata proprio rispetto all’orario previsto sul biglietto: modificando quest’ultimo dato in eccesso, si sposta di fatto il traguardo, rendendo più arduo per il cittadino veder riconosciuto il proprio credito. Una simile distorsione dell’apparato di tutele, se confermata dalle indagini, metterebbe in luce una zona d’ombra nella regolamentazione del settore, dove la trasparenza delle informazioni fornite al consumatore in fase di acquisto risulta essere un elemento decisivo, e potenzialmente vulnerabile.

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