Il miracolo del soldato: Ruggeri ferma Yamal, sanguina e porta l’Atletico in semifinale
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Redazione Sport
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Al Bonanno, il locale storico nel cuore di Madrid che fa da salotto ai tifosi colchoneros, ieri sera non si raccontava la solita partita. Si rideva, ci si dava di gomito tra una caña e l’altra, perché era nato un nuovo idolo. E non è un caso che il nome che usciva da ogni conversazione, tra felicità e incredulità, fosse quello di un italiano: “Ruggeri ha costretto Lamine Yamal a cambiare fascia!”. Ecco, questa è l’essenza del Cholismo, quella che fotografa una serata storica meglio di qualsiasi replay. Loro lo chiamano “el soldado”, il soldato. Quel soldato, classe 2002 originario di Zogno, è Matteo Ruggeri, l’uomo che Diego Simeone ha scelto per opporsi al fenomeno del Barcellona e della nazionale spagnola, quel dribblomane senza paura che il giorno prima, proprio a pochi metri dal Bonanno, nella sala stampa del Metropolitano, aveva fatto lo sbruffone: “Vediamo se il Cholo mi fa un favore e mi fa marcare da qualcuno uno contro uno, spero di sì”.
Cuore, grinta e sangue: la prestazione da eroe nei quarti
Se si dovessero riassumere i quarti di finale di Champions League per Matteo Ruggeri, servirebbero solo tre parole: cuore, grinta e sangue. Nella partita di ritorno, giocata martedì 14 aprile, il terzino ex Atalanta ha firmato un’altra prestazione maiuscola nonostante la sconfitta casalinga per 1-2 (a segno l’altro ex nerazzurro Lookman). Un risultato, questo, che grazie al 2-0 dell’andata al Camp Nou, è valso il passaggio del turno con un complessivo di 3-2, spedendo i colchoneros in semifinale. Titolare fisso sulla corsia sinistra, Ruggeri ha affrontato Lamine Yamal in un duello fisico e mentale durato novanta minuti. L’apice della sua abnegazione è arrivato a un quarto d’ora dalla fine, quando una gomitata ricevuta da Gavi gli ha spaccato la testa. Uscito sanguinante, è tornato in campo con una benda (un turbante improvvisato) e sei punti di sutura, finendo la partita stordito ma vittorioso.
Il paradosso azzurro: eroe in Spagna, sconosciuto in Italia
E proprio mentre Madrid lo acclama, il calcio italiano torna a interrogarsi su un paradosso che sembra non avere fine. Il rapporto tra rendimento nei club e convocazioni in nazionale si fa sempre più nebuloso. Ruggeri, che ha limitato il “demone” Yamal vincendo il 50% dei duelli a terra e collezionando 6 contributi difensivi, continua a essere ignorato dal commissario tecnico Gattuso. Una scelta tecnica che appare sempre più inspiegabile alla luce delle gerarchie attuali, dove giocatori come Spinazzola vengono preferiti nonostante l’azzurro dell’Atletico stia vivendo una delle stagioni più alte per un terzino italiano in Europa. La sua esclusione diventa il simbolo di una Nazionale che fatica a guardare al presente, mentre i migliori giovani (Zaniolo su tutti, protagonista nell’Udinese) rispondono sul campo con prestazioni di livello internazionale.
L’eredità di una tradizione: un bergamasco in semifinale
Non è la prima volta che un giocatore bergamasco scrive la storia nelle coppe europee, ma la narrazione di Ruggeri ha un sapore particolare. Dopo essere cresciuto nel vivaio dell’Atalanta, aver collezionato 109 presenze e aver salutato Zingonia con la “maglia nerazzurra cucita sulla pelle” per approdare in Spagna la scorsa estate, il mancino di Zogno si inserisce in una lunga lista di orobici che hanno lasciato il segno. Da Donadoni a Facchetti e Domenghini, fino a Zenoni e Gagliardini, la tradizione si rinnova con questo ragazzo che ringrazia pubblicamente Musso e Lookman (altri ex dell’Atalanta) per le parate e il gol decisivo che hanno permesso l’impresa. Il Metropolitano gli ha regalato gli applausi più forti della stagione, quelli riservati ai guerrieri puri, a quelli che per fermare un fuoriclasse non hanno paura di rimanere a terra con la testa rotta.




