Testo unico sul farmaco, approvata la riforma che punta all'autosufficienza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Consiglio dei ministri ha approvato, il 18 settembre, il disegno di legge delega che dà il via alla stesura del Testo Unico della Legislazione Farmaceutica, un intervento atteso da decenni che mira a riordinare un settore ancora imbrigliato da norme obsolete, alcune delle quali risalenti addirittura ai regi decreti degli anni Trenta. L’obiettivo dichiarato è quello di modernizzare l’intero sistema, aggiornandolo alle sfide scientifiche, tecnologiche e organizzative più recenti, in un’ottica di maggiore efficienza e sostenibilità.

La riforma, che dovrà essere concretamente definita attraverso uno o più decreti attuativi del Ministero della Salute – previo parere del Consiglio di Stato e della Conferenza Unificata – entro la fine del 2026, interviene su diversi fronti cruciali. Tra questi, spicca la volontà di rivedere profondamente le modalità di distribuzione dei medicinali, con l’intenzione di potenziare i presidi territoriali e integrare le banche dati esistenti per una gestione più razionale delle scorte e delle informazioni.

Uno degli aspetti più significativi, e da tempo al centro del dibattito industriale, riguarda la spinta verso una maggiore autonomia nella produzione dei principi attivi. Il testo approvato dal governo punta esplicitamente a favorire la produzione nazionale di principi attivi ed eccipienti, per ridurre la dipendenza dall’estero che oggi tocca livelli ritenuti critici, con una quota che oscilla tra il 70 e l’80% delle importazioni provenienti da Cina e India. Una vulnerabilità divenuta palese durante la recente pandemia e che si intende superare, garantendo in particolare la disponibilità di farmaci essenziali per i pazienti affetti da patologie rare, croniche o invalidanti.

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