Governo stanzia fondi anti-deindustrializzazione, Visconti (Ficei): "Transizione 5.0 è un flop"
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Redazione Economia
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Il governo ha ufficializzato, attraverso la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il decreto che ripartisce le risorse destinate a sostenere le attività economiche nelle aree più vulnerabili del paese. Il provvedimento, che porta la data del 19 maggio 2025 ed è stato reso esecutivo nel settembre scorso, stabilisce le modalità di accesso ai finanziamenti e i criteri per la loro rendicontazione, prevedendone anche una possibile redistribuzione qualora non venissero interamente utilizzati. L’obiettivo dichiarato è quello di contrastare in modo concreto i fenomeni di deindustrializzazione, sostenendo le imprese che operano in territori dove il rischio di abbandono produttivo è più alto.
Risorse per il Consorzio industriale del Lazio
In questo contesto, una parte significativa degli stanziamenti – cento milioni di euro – è stata destinata al Consorzio industriale del Lazio, che dovrà ripartirli tra le aziende insediate nei Comuni soci. La somma, come specificato nell’articolo 3 del decreto, verrà suddivisa in quote da venti milioni ciascuna tra quelli che un tempo erano i consorzi del Lazio meridionale, del Sud pontino, dell’area Roma-Latina, dell’Asi di Frosinone e della provincia di Rieti. Si tratta di un intervento mirato, che punta a rivitalizzare distretti industriali considerati strategici per l’economia regionale.
Le critiche di Antonio Visconti e della Ficei
Tuttavia, non mancano voci critiche riguardo alla reale efficacia degli strumenti messi in campo dalle istituzioni. Antonio Visconti, presidente nazionale della Ficei, la federazione che raggruppa i consorzi industriali italiani, non ha usato mezzi termini definendo la "Transizione 5.0" un "flop". Pur concordando sulla necessità di decarbonizzare i processi produttivi, che giudica un passaggio obbligato per l’autonomia energetica nazionale e per attrarre capitali, Visconti sottolinea come le imprese, pur essendo pronte a muoversi in questa direzione, si trovino spesso sprovviste degli adeguati sostegni.
La sfida della transizione energetica
La sua posizione, che invita a una revisione profonda delle misure attuali, mette in luce la discrepanza tra gli annunci di palazzo e la complessità della sfida che attende il sistema produttivo. Senza un supporto concreto e ben calibrato, secondo il rappresentante industriale, la transizione ecologica ed energetica rischia di rimanere un proposito incompiuto, vanificando gli sforzi di quelle aziende che hanno già avviato investimenti sulla sostenibilità. La partita, quindi, si gioca non solo sull’entità dei fondi ma sulla loro effettiva capacità di innescare processi virtuosi e duraturi.




