Grecia in fiamme: evacuazioni e case distrutte vicino ad Atene, il racconto del veneziano Francesco Lo Bue
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Redazione Esteri
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Un'emergenza senza precedenti sta colpendo la Grecia in questi primi giorni di agosto, con decine di incendi che divampano in tutto il Paese e minacciano direttamente le porte della capitale, Atene. Le fiamme, alimentate da venti eccezionalmente forti e da una prolungata siccità che ha reso la vegetazione un perfetto combustibile, hanno costretto le autorità a disporre evacuazioni di massa e a mobilitare centinaia di vigili del fuoco, in una lotta contro il tempo che sembra non avere tregua.
La situazione è particolarmente critica nell'area di Porto Germeno, a circa 70 chilometri a nord-ovest di Atene, dove un vasto incendio fuori controllo ha già raso al suolo decine di abitazioni, trasformando un'intera località turistica in un paesaggio apocalittico.
Evacuazioni di massa e il salvataggio via mare
La furia degli elementi ha messo in ginocchio intere comunità, costringendo i residenti e i turisti a fuggire in fretta e furia, in molti casi trovando scampo solo via mare. A Porto Germeno, località balneare molto frequentata dagli ateniesi per le sue spiagge, le fiamme hanno letteralmente attraversato il centro abitato, arrivando fino al porto e lasciando dietro di sé un triste bilancio di case e automobili ridotte in cenere.
I vigili del fuoco, supportati dalla guardia costiera, hanno condotto un'eroica operazione di salvataggio in mare, mettendo in sicurezza decine di persone che erano rimaste intrappolate sulla spiaggia, circondate dal fuoco e senza via di fuga terrestre. Si stima che almeno 300 persone siano state evacuate via mare dalla zona di Ayios Vasileios, mentre una ventina sono state tratte in salvo direttamente da Porto Germeno durante la notte. In tutto il Paese, il quadro è altrettanto drammatico: solo giovedì sera, sull'isola di Creta, circa 8.000 persone erano già state costrette ad abbandonare le proprie case a causa di un altro devastante incendio.
Il racconto dall'inferno: Francesco Lo Bue, lo skipper veneziano che ha aiutato a spegnere i roghi a Paros
In mezzo a questo scenario di devastazione, emergono anche storie di straordinario coraggio e solidarietà. Francesco Lo Bue, un ragazzo di 24 anni originario di Venezia e residente nel sestiere di San Marco, è uno degli esempi più emblematici. Da cinque anni ormai, Lo Bue trascorre le estati in Grecia lavorando come skipper, ma quando l'isola di Paros, nelle Cicladi, è stata colpita da un vasto rogo, non ha esitato a scendere in campo. Le foto che hanno fatto il giro del mondo, ritraendo l'isola che lottava contro le fiamme, sono state scattate proprio da lui.
Il ragazzo ha raccontato di essersi messo in azione insieme ad altri coetanei, greci e francesi, per spegnere i tanti piccoli fuochi che, dopo l'intervento dei pompieri, minacciavano di riaccendersi. L'incendio era divampato da un deposito di rifiuti, un episodio che ha spinto Lo Bue a riflettere sulle cause profonde della tragedia, sottolineando come l'overtourism e l'overbuilding stiano mettendo in ginocchio anche queste isole paradisiache.
«I rifiuti aumentano e il caldo secco li porta a bruciare in questo modo devastante», ha spiegato il giovane, descrivendo un'isola «invasa dai turisti». La notte in cui è sceso in campo, insieme ai suoi amici, è stata di una tensione incredibile. Partiti con una macchina carica di casse d'acqua, hanno percorso a piedi la campagna, entrando nei giardini delle case per cercare tubi e secchi, salendo persino sui tetti per spruzzare acqua sui punti più critici.
«Abbiamo cominciato alle dieci della sera e siamo rientrati a casa alle cinque del mattino», ha raccontato Lo Bue, aggiungendo un dettaglio che rende l'idea della furia del fuoco: una volta tornati indietro, le suole delle loro scarpe si erano letteralmente sciolte per il calore del terreno.
La mobilitazione dei soccorsi: 300 pompieri e una flotta aerea contro i venti impetuosi
Per fronteggiare l'emergenza, la macchina dei soccorsi greca è stata messa a dura prova. Nell'area di Porto Germeno, sono stati dispiegati oltre 300 vigili del fuoco, supportati da circa 92 veicoli e da un imponente schieramento di mezzi aerei, comprendente 18 aerei e 7 elicotteri, uno dei quali dedicato esclusivamente al coordinamento delle operazioni. Nonostante questo enorme dispiegamento di forze, il lavoro dei pompieri è reso estremamente difficoltoso, se non impossibile, dai venti fortissimi.
Raffiche che hanno toccato punte di 130 chilometri orari stanno creando un vero e proprio microclima, cambiando continuamente direzione al fuoco e impedendo agli aerei di effettuare lanci d'acqua mirati. Il pericolo è tale che la Protezione Civile ha emesso un'allerta massima, di livello 5 su una scala di 5, per l'Attica e per l'isola di Evia, mentre molte altre zone del Paese, tra cui la stessa Creta e la Beozia, si trovano al livello 4, con un rischio di incendio molto elevato.
Il fronte che preoccupa di più le autorità si estende per circa 25 chilometri e, in Beozia, ha già causato l'evacuazione di interi villaggi come Domvraina, dove alle prime luci dell'alba è stato inviato un messaggio dal 112 per ordinare alla popolazione di mettersi in salvo in direzione di Thisvi.
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