Usa e Iran, i colloqui di Lucerna e il nodo Libano: Witkoff e Kushner in Svizzera

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Svizzera fa da sfondo, ancora una volta, a un tentativo di distensione che coinvolge Washington e Teheran, con i riflettori puntati sulla città di Lucerna dove sono attesi oggi i primi colloqui ufficiali tra funzionari americani e iraniani sul programma nucleare. L'inviato speciale della Casa Bianca, Steve Witkoff, è in viaggio verso la Confederazione Elvetica, così come risulterebbe già arrivato Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump, secondo quanto riportato dal sito di Axios che cita fonti ben informate.

La riunione rappresenta il primo faccia a faccia dopo la firma digitale dell'intesa, un accordo in quattordici punti che aveva riaperto uno spiraglio nelle rapporti tra i due Paesi, ma il cui avvio è stato fin qui segnato da tensioni e polemiche, soprattutto per il ruolo giocato da Israele nel sud del Libano.

Il rinvio dei colloqui e le accuse di Teheran

I colloqui, inizialmente programmati per venerdì 19 giugno, sono slittati a oggi, sabato 20 giugno, a causa di un’escalation militare che ha coinvolto il Libano meridionale e che rischiava di far deragliare l’intero processo negoziale. Secondo quanto riferito da fonti vicine al governo iraniano, il rinvio è stato motivato da una serie di pesanti raid condotti dalle forze israeliane (Idf) oltre il confine, bombardamenti che hanno colpito circa ottanta obiettivi e causato la morte di 47 persone.

Teheran ha visto in queste operazioni una volontà precisa di minare la fragile tregua appena siglata con gli Stati Uniti, sostenendo che nell’intesa fosse stato esplicitamente inserito il capitolo libanese come parte integrante della stabilizzazione regionale; un punto che, secondo la lettura iraniana, Israele avrebbe violato in maniera sistematica, continuando a rifiutare la smobilitazione delle proprie truppe dall’area settentrionale del Paese dei cedri.

Sul fronte opposto, un alto funzionario israeliano ha confermato a Reuters online che il cessate il fuoco tra i due schieramenti è formalmente in vigore, chiarendo però la posizione di Gerusalemme con una dichiarazione che suona come un avvertimento: "Se Hezbollah non ci attacca, per noi non è tempo di guerra".

Il funzionario ha aggiunto che Israele manterrà le proprie forze nel sud del Libano, occupando un'area lungo il confine settentrionale dello Stato ebraico, a dimostrazione di come la questione militare resti un nodo centrale, capace di influenzare pesantemente le dinamiche diplomatiche tra Washington e Teheran.

Nel frattempo, il presidente Trump, in un'intervista telefonica con NBC News di venerdì, ha dichiarato di aver personalmente chiesto ai funzionari israeliani di sostenere il cessate il fuoco con Hezbollah, tentando di ricucire uno strappo che rischiava di compromettere l'intero impianto dell'intesa siglata con la Repubblica Islamica.

L'accordo in quattordici punti e la riapertura dello Stretto

Il negoziato che oggi prende il via a Lucerna si basa su un documento complesso, frutto di settimane di trattative indirette, che aveva già portato alla riapertura dello Stretto di Hormuz, un passaggio strategico per il trasporto del petrolio e per l'economia globale. L'accordo, oltre a prevedere la ripresa del dialogo sul nucleare, contiene una clausola che lega la sicurezza del Libano alla stabilità generale della regione, un punto che era stato caldeggiato dagli stessi mediatori europei per evitare un allargamento del conflitto.

Con Witkoff e Kushner presenti sul suolo svizzero, e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi atteso a stretto giro, le aspettative per un primo round costruttivo restano alte, nonostante le ombre proiettate dalle recenti azioni militari israeliane.

La scelta della Svizzera come sede non è casuale: il Paese elvetico ha storicamente ricoperto il ruolo di facilitatore nei momenti di massima tensione tra Stati Uniti e Iran, offrendo un terreno neutrale dove far convergere le delegazioni. La presenza di Kushner, genero del presidente Trump, sottolinea inoltre l'importanza che la Casa Bianca attribuisce a questo primo incontro, vista la sua influenza nelle dinamiche mediorientali.

Mentre i funzionari americani e iraniani si preparano a sedersi allo stesso tavolo, lo sguardo resta comunque puntato su Beirut e sul confine settentrionale di Israele, dove le forze israeliane continuano a occupare una fascia di territorio, rappresentando la minaccia più concreta alla tenuta di un accordo che, per quanto fragile, rappresenta l'unico canale diplomatico aperto per scongiurare un'ulteriore escalation.

Le dinamiche sul campo e le prospettive negoziali

Le due fonti di Hezbollah che hanno confermato la vigenza del cessate il fuoco hanno però precisato che la situazione sul terreno rimane estremamente fluida, con le milizie sciite pronte a reagire a qualsiasi nuova incursione israeliana. Questa condizione di stallo armato, in cui la tregua viene continuamente messa alla prova da incursioni e contromisure, rende il contesto dei colloqui di Lucerna particolarmente complesso, perché mentre i diplomatici discutono di arricchimento dell'uranio e sanzioni, i comandanti militari restano in allerta lungo la Linea Blu.

L'amministrazione Trump sembra intenzionata a procedere su un doppio binario, cercando da un lato di contenere le ambizioni nucleari di Teheran attraverso la diplomazia e dall'altro di garantire la sicurezza di Israele, che continua a considerare Hezbollah come una minaccia esistenziale da neutralizzare, anche a costo di mettere in difficoltà gli alleati europei impegnati nella mediazione.

In questo quadro, la riunione di oggi assume un valore quasi simbolico, rappresentando il banco di prova per verificare se la firma digitale dell'accordo possa tradursi in fatti concreti o se, al contrario, le ostilità in Libano finiranno per assorbire l'intera agenda del negoziato. Le parole del funzionario israeliano, che ha ribadito come "non sia tempo di guerra" a patto che Hezbollah rimanga inattivo, lasciano intendere che la tregua potrebbe reggere se accompagnata da un impegno reciproco a ridurre le tensioni, ma al tempo stesso pongono un ultimatum implicito alla controparte libanese.

La presenza contemporanea di Witkoff e Kushner in Svizzera, unita all'arrivo di Araghchi, testimonia la volontà di superare le difficoltà, ma il peso delle bombe cadute sul sud del Libano continua a gravare come un'ombra minacciosa su un processo che, per quanto avviato, resta ancora sospeso tra speranza e fragilità.

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