Sciopero dei giornalisti, la Fnsi scende in piazza per il contratto fermo dal 2016

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Alla vigilia dello sciopero nazionale indetto per il 28 novembre, la Federazione nazionale della stampa italiana ha riempito piazza Santi Apostoli a Roma, dando voce a un malcontento che serpeggia nelle redazioni di quotidiani, telegiornali, radio, siti web e agenzie. Un presidio compatto, il cui obiettivo primario, come hanno ripetuto i rappresentanti del sindacato, è sbloccare un rinnovo contrattuale la cui trattativa giace in uno stallo che perdura, ormai, da un decennio. Oltre alla questione salariale, che vede i compensi erodersi progressivamente, la protesta affonda le sue radici in condizioni di lavoro sempre più precarie, in un aumento delle querele considerate intimidatorie e in scelte editoriali che, secondo i giornalisti, finiscono per impoverire la qualità dell'informazione offerta al pubblico.

Un'astensione per difendere l'indipendenza

La giornata di sciopero del 28 novembre, che a Torino ha visto un presidio in piazza Carignano, è stata concepita dalla Fnsi non come una semplice rivendicazione economica, bensì come una necessaria difesa della dignità professionale. L'idea di fondo, spesso ribadita dai portavoce, è che soltanto un giornalista adeguatamente retribuito e che opera in un contesto privo di ricatti possa svolgere appieno la sua funzione di garante democratico. In assenza di tutele sostanziali, si osserva, il rischio concreto è quello di una professione sempre più esposta a pressioni esterne, con ripercussioni inevitabili sulla sua autonomia e, di conseguenza, sulla libertà di stampa.

Le prime reazioni e il tavolo sull'equo compenso

La mobilitazione, stando a quanto dichiarato dalla segretaria generale Alessandra Costante durante il presidio romano, ha già prodotto un primo risultato tangibile. La Costante ha infatti annunciato che il Dipartimento per l'Editoria ha convocato il tavolo di discussione sull'equo compenso, un argomento spinoso dal quale, a suo dire, gli editori tendevano a sottrarsi. Questo sviluppo, sebbene non risolutivo, viene interpretato dal sindacato come un segnale positivo e come la prova che la pressione esercitata dalle piazze sia essenziale per riportare al centro del dibattito le istanze dei lavoratori dell'informazione.

La posizione degli editori della Fieg

Dall'altra parte del tavolo, la Federazione italiana editori giornali ha risposto alle accuse con un comunicato che delinea una prospettiva diametralmente opposta. Gli editori, si legge nella nota, contestano la rappresentazione fornita dal sindacato e sottolineano come, nonostante un contesto economico definito "drammatico" e caratterizzato da un dimezzamento dei ricavi, siano stati compiuti ingenti investimenti a tutela della qualità dell'informazione e dell'occupazione. La Fieg ricorda, inoltre, come il ricorso agli strumenti di sostegno al settore abbia permesso di scongiurare ondate di licenziamenti, un risultato raggiunto, a loro avviso, sempre con il consenso delle rappresentanze sindacali.

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