Strage di piazza della Loggia, condannato a trent'anni Marco Toffaloni: confermata la pista stragista

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Cinquantuno anni dopo l’attentato che sconvolse Brescia, una sentenza di primo grado riconosce Marco Toffaloni, all’epoca sedicenne militante di Ordine Nuovo, come colui che piazzò la bomba nel cestino dei rifiuti. L’esplosione, durante un comizio sindacale, uccise otto persone e ne ferì oltre cento, lasciando una ferita ancora aperta nella storia italiana. La condanna a trent’anni — emessa dal tribunale per i minorenni, competente per l’età dell’imputato al momento dei fatti — non è un mero atto formale, ma un tassello che ricostruisce la strategia della tensione tra il 1969 e il 1974, anni segnati da attentati con una regia eversiva.

Toffaloni, oggi cittadino estero e irreperibile, è stato identificato grazie a una fotografia che lo collocava in piazza quella mattina. Il processo, celebrato in sua assenza, ha accertato il suo ruolo attivo: fu lui, secondo i giudici, a depositare i candelotti di gelignite, sebbene la dinamica complessiva rimandi a una regia più ampia, mai pienamente chiarita. La sentenza, oltre a colpire l’esecutore materiale, ribadisce l’esistenza di depistaggi e omertà che hanno ritardato la giustizia per decenni.

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