Zelensky ripristina l’indipendenza delle agenzie anti-corruzione dopo le proteste e le pressioni Ue
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Redazione Esteri
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Kiev – Dieci giorni dopo aver approvato una legge che limitava i poteri delle principali agenzie anti-corruzione, sottoponendole al controllo del governo, il parlamento ucraino ha fatto marcia indietro. Con 331 voti a favore, la Verkhovna Rada ha cancellato le modifiche contestate, ripristinando l’autonomia del Nabu e del Sapo, rispettivamente l’Ufficio nazionale anti-corruzione e la procura speciale dedicata. Una svolta che arriva dopo giorni di proteste, le prime dal 2022, e le pressioni dell’Unione europea, che aveva definito la riforma originaria un «passo pericoloso» per i rapporti con Kiev.
Volodymyr Zelensky, che aveva inizialmente sostenuto il disegno di legge, ha annunciato personalmente la retromarcia, dimostrando una sensibilità inedita alle critiche interne e internazionali. Il fatto peculiare è che, questa volta, a esultare non sono solo i manifestanti scesi in piazza con cartelli e slogan, ma anche l’opposizione, i media locali e persino i rappresentanti Ue, che avevano minacciato ripercussioni sull’adesione dell’Ucraina. Lo stesso partito di governo, Servitore del Popolo, che aveva votato a favore della prima versione, ha ora approvato all’unanimità il nuovo testo.
La legge originaria, che prevedeva il controllo del procuratore generale – figura nominata dalla presidenza – sulle indagini anti-corruzione, era stata interpretata come un tentativo di ridurre l’indipendenza degli organismi giudiziari. Una mossa rischiosa, considerato che la lotta alla corruzione è uno dei criteri fondamentali imposti da Bruxelles per l’integrazione europea. Le proteste, scoppiate nelle principali città, hanno riacceso un dibattito già vivo nel Paese, dove l’opinione pubblica è particolarmente sensibile al tema della trasparenza istituzionale.




