Yermak, il braccio destro di Zelensky, prepara l’assalto contro i procuratori anti-corruzione

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nel cuore politico di Kiev, dove si decidono le sorti del paese mentre il conflitto con la Russia entra in una fase critica, il capo dell’ufficio presidenziale Andriy Yermak starebbe orchestrando una manovra per neutralizzare gli organismi di controllo. Dopo le voci, circolate nei giorni scorsi, che lo indicavano come il bersaglio di pressioni interne per una sua rimozione, il cosiddetto “Mazzarino di Kiev” avrebbe ora deciso di passare al contrattacco. Secondo quanto riportato dal quotidiano Ukrainska pravda, esiste un piano imminente, volto specificamente a mettere a tacere il capo della Procura speciale anti-corruzione, Oleksandr Klymenko, il cui lavoro – è sotto gli occhi di tutti – risulta sempre più scomodo per alcuni vertici.

La fiducia incrollabile di Zelensky

In questo frangente delicatissimo per la nazione, il presidente Volodymyr Zelensky conferma la sua piena fiducia in Yermak, una delle figure più discusse e potenti dell’establishment. Il loro sodalizio, che risale alla prima campagna elettorale, si è consolidato negli anni fino a fare del capo di gabinetto un insostituibile braccio destro; una lealtà, questa, che Zelensky non sembra intenzionato a revocare, nonostante le ombre che si addensano sul suo collaboratore, noto in patria con il soprannome di “Ali Baba”, il quale, da parte sua, controlla molti degli ingranaggi del potere.

Le ripercussioni internazionali dello scandalo

Le onde d’urto dello scandalo corruzione, che ha travolto diversi esponenti del governo, si sono propagate ben oltre i confini nazionali, influenzando persino il dibattito politico in Italia. Il vice premier Matteo Salvini, citando proprio lo scandalo, ha infatti frenato sulla possibilità di nuovi aiuti militari a Kiev, una presa di posizione che ha generato immediate reazioni. Oles Horodetskyy, presidente dell’Associazione cristiana degli ucraini in Italia, ha espresso a LaPresse la sua preoccupazione, sottolineando come “una sorta di ‘Mani Pulite’” in Ucraina non debba in alcun modo trasformarsi in un alibi per un disimpegno della comunità internazionale, né tantomeno giustificare “l’eventuale resa dell’Ucraina a Putin”.

L’indebolimento della presidenza

Le accuse di corruzione, che toccano da vicino l’entourage del presidente, stanno producendo un effetto destabilizzante sul governo Zelensky, il quale vede erodersi il proprio consenso proprio nel momento in cui avrebbe più bisogno di unità interna. L’opposizione politica, naturalmente, trae nuovo slancio da queste rivelazioni, mentre le tensioni sul controllo degli uffici anti-corruzione si fanno più acute, rischiando di minare la credibilità delle istituzioni. La vicenda, per di più, getta una luce opaca sul ruolo negoziale di Kiev con la Russia, complicando uno scenario già di per sé estremamente complesso.

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