Ucraina nell’Ue, il cantiere delle riforme anti-corruzione arranca: completato solo il 9% del piano
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La marcia di avvicinamento di Kiev all’Unione europea, nonostante le rassicurazioni verbali offerte nei giorni scorsi da Volodymyr Zelensky nell’intervista al programma olandese Buitenhof, si scontra con una realtà fatta di numeri e scadenze mancate. Il presidente, che pure aveva chiesto a Bruxelles di stilare una lista precisa di dieci punti da realizzare per entrare a pieno titolo nel blocco comunitario, deve fare i conti con i dati diffusi da un consorzio di otto organizzazioni indipendenti, tra cui figura Transparency International Ukraine. Secondo questo monitoraggio, il governo di Kiev ha realizzato soltanto il 9% delle misure richieste dal cosiddetto “piano Kachka-Kos”, l’intesa varata lo scorso dicembre a Leopoli dalla commissaria all’allargamento Marta Kos e dal vicepremier ucraino Taras Kachka per bypassare lo stallo politico e accelerare l’adeguamento tecnico del paese.
I paletti della giustizia e lo scontro sugli organismi indipendenti
Osservando nello specifico la tabella di marcia, si scopre che sette dei dieci obiettivi prefissati riguardano il settore giudiziario e la lotta alle tangenti, un dossier che Bruxelles considera prioritario per garantire la trasparenza degli investimenti futuri. Tra le richieste più spinose, quella di estendere la giurisdizione del Nabu – l’ufficio nazionale anti-corruzione – a tutte le cariche pubbliche ad alto rischio, proteggendolo al contempo da quelle che il rapporto definisce “indebite influenze” esterne. Una richiesta che non è affatto teorica, se si considera quanto accaduto nel luglio del 2025, quando il procuratore generale Ruslan Kravchenko (all’epoca appena nominato) ordinò agli agenti dei servizi interni (Sbu) di fare irruzione proprio negli uffici del Nabu, sequestrando materiale relativo all’inchiesta “Midas” che avrebbe poi travolto due ministri e il capo dell’ufficio presidenziale.
Voti bassi e capitoli bloccati: il debole avanzamento del cantiere
Il report degli watchdog, che hanno analizzato il grado di attuazione dei vari capitoli attraverso un sistema di punteggio, dipinge un quadro di sostanziale stasi. Se per quanto riguarda la modifica del Codice di procedura penale (punto 1) si raggiunge a malapena il 10% del risultato atteso, la situazione peggiora drasticamente quando si esaminano le procedure di selezione del Procuratore Generale. Su questo punto specifico, che secondo il New Europe Center necessita di un allineamento alle migliori prassi europee in termini di trasparenza e oggettività, i progressi sono pari a zero. L’attuale meccanismo, che vede il presidente della repubblica indicare il nome poi ratificato dal Parlamento (procedura utilizzata proprio per la nomina di Kravchenko), viene considerato incompatibile con gli standard dell’Unione, cosicché l’assenza di riforme in materia rischia di rappresentare un veto sostanziale all’apertura dei capitoli negoziali.
Mentre l’Europa invia fondi, Mosca allarga le sue contro-sanzioni
Proprio mentre a Kiev si registra questo ritardo nell’adeguamento amministrativo, il fronte del sostegno finanziario e bellico a Bruxelles continua a muoversi su un binario parallelo, sebbene non privo di tensioni. Da una parte, l’Alta rappresentante Kaja Kallas ha confermato il via libera al prestito da 50 miliardi di dollari a sostegno di Kiev, un segnale – ha spiegato la stessa Kallas – che la Russia non può vincere la guerra logoramento, accompagnato dal ventesimo pacchetto di sanzioni. Dall’altra, il Ministero degli Esteri di Mosca ha risposto prontamente con un ampliamento della lista nera dei funzionari europei a cui è vietato l’ingresso nel territorio della Federazione. Un gioco di specchi che evidenzia come la partita dell’allargamento resti strettamente intrecciata a quella della sicurezza industriale – munizioni, droni e sistemi di difesa la cui produzione decide le sorti del conflitto – mentre il cantiere delle riforme giudiziarie a Kiev arranca, minato dalle resistenze interne e dall’ombra delle influenze politiche.




