Renault Twingo E-Tech Electric, la prova dell’elettrica che sfida il tempo e il mercato con uno sguardo birichino
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Redazione Economia
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C’era una volta un’auto che sorrideva, e quella macchina, una piccola rivoluzione su quattro ruote, fece il suo debutto nel lontano 1992. Oggi, a distanza di trentaquattro anni e con oltre quattro milioni di esemplari venduti alle spalle, la Renault Twingo si presenta alla sua quarta generazione con un’identità che non rinnega le proprie origini, anzi, le celebra con uno stile che è insieme un omaggio e un azzardo. La nuova Twingo E-Tech Electric, infatti, recupera le forme tonde e lo spirito giocoso della capostipite, ma lo fa con la consapevolezza tecnica di un progetto che ha dovuto rispettare un vincolo apparentemente impossibile: quello di portare sul mercato un’elettrica popolare in poco più di ventuno mesi, mantenendo la promessa di un prezzo d’attacco inferiore ai ventimila euro.
A guidare questa sfida, che molti nel settore definivano ai limiti dell’utopia, c’era Luca De Meo, all’epoca numero uno del Gruppo Renault e oggi alla guida di un’altra realtà industriale; la sua visione, incentrata sulla velocità di esecuzione e su una progettazione senza fronzoli, ha trovato terreno fertile in una collaborazione senza precedenti tra Europa e Cina. Il centro di ingegneria ACDC ha giocato un ruolo cruciale in questa partita, permettendo di selezionare una filiera di fornitori – circa trenta, tra cui colossi come宁德时代 – in grado di garantire tecnologie成熟 senza i costi proibitivi dello sviluppo interno, riducendo i tempi di realizzazione di quasi il quaranta per cento rispetto ai cicli tradizionali. Il risultato è un’auto che, sotto la carrozzeria, condivide la piattaforma AmpR Small con le cugine Renault 5 e 4, ma che si distingue per una cura costruttiva e una precisione negli assemblaggi che, a detta di chi l’ha provata, sembra persino superiore.
L’ingegneria del risparmio e il piacere di guida inaspettato
Sotto il cofano, o meglio sotto il pianale, batte un cuore elettrico da 60 kW, pari a 82 cavalli, alimentato da una batteria LFP (litio-ferro-fosfato) da 27,5 kWh. La scelta di questa chimica non è casuale: rispetto alle più comuni batterie NMC, le LFP permettono di ridurre i costi di circa il venti per cento, limitando l’uso di materiali critici e aumentando la durabilità del pacco, il tutto per un’autonomia dichiarata nel ciclo WLTP di 263 chilometri. Un dato, quest’ultimo, che rappresenta il compromesso principale per mantenere il listino basso: un’autonomia più che sufficiente per l’uso urbano e periurbano – si stima una percorrenza media giornaliera di circa 35 chilometri – ma che impone una riflessione più attenta a chi non dispone di un punto di ricarica domestico.
Eppure, se si guarda al comportamento su strada, la piccola Twingo riserva sorprese notevoli che vanno ben oltre il semplice utilizzo cittadino. L’assetto, nonostante le sospensioni posteriori a ruota interconnessa, si dimostra più rigido di quanto ci si aspetterebbe da una citycar: tra le curve offre una precisione e una tenuta di strada che sfruttano al meglio l’interasse generoso di 249 centimetri, quasi una sproporzione voluta per garantire stabilità. La funzione One Pedal, disponibile sulla versione Techno, trasforma l’esperienza di guida in città in qualcosa di estremamente intuitivo: si impara rapidamente a dosare l’acceleratore per decelerare fino all’arresto completo, rendendo quasi superflua la pedaliera del freno.
L’abitacolo modulare e il peso della tecnologia
Entrare nell’abitacolo della nuova Twingo significa fare i conti con una filosofia progettuale che cerca di conciliare la compattezza esterna – 379 centimetri di lunghezza – con una vivibilità interna sorprendente. La soluzione dei sedili posteriori indipendenti e scorrevoli, che possono avanzare di diciassette centimetri a scapito del bagagliaio o viceversa, è un esempio di come la praticità possa diventare un elemento di stile. Lo spazio a disposizione, pur essendo omologato per quattro posti, non soffre particolarmente la ristrettezza, anche grazie alla possibilità di ribaltare lo schienale del sedile anteriore del passeggero per caricare oggetti lunghi fino a due metri.
A bordo, la dotazione tecnologica fa un salto di qualità rispetto al passato: il sistema OpenR Link, sviluppato con Google, porta nel segmento A una connettività che fino a ieri era appannaggio di auto di categoria superiore, con due schermi – uno da 7 pollici per la strumentazione e uno centrale da 10,1 – e un assistente vocale che gestisce la navigazione e le app. La gamma si articola essenzialmente in due allestimenti: la Evolution, il cui prezzo di partenza è fissato a 19.500 euro, e la Techno, che raggiunge i 21.100 euro. Sulla versione base, per contenere il costo, si rinuncia al cruise control adattivo, alla retrocamera e alla guida One Pedal, oltre ad adottare cerchi in acciaio e climatizzatore manuale; sulla Techno, invece, si può optare per il Pack Advanced Charge (circa 500 euro), che aggiunge la ricarica in corrente alternata a 11 kW e la ricarica rapida in corrente continua a 50 kW, permettendo di passare dal 10 all’80% di batteria in una mezz’ora.
Il ritorno al segmento A e la sfida dell’elettrico popolare
La scommessa di Renault con questa Twingo E-Tech Electric va ben oltre il semplice lancio di un nuovo modello. In un contesto di mercato in cui il segmento A – quello delle citycar più compatte – si è progressivamente impoverito per l’impossibilità di coniugare i costi di sviluppo con le normative stringenti e le aspettative tecnologiche, la casa francese ha tentato una controffensiva industriale di respiro europeo. La scelta di produrre l’auto nello stabilimento sloveno di Novo Mesto, mantenendo la supply chain corta e sostenibile ma attingendo a piene mani dall’ecosistema cinese per la componentistica, rappresenta un modello ibrido che potrebbe fare scuola.
I numeri, in questo senso, parlano chiaro: oltre il quarantasei per cento del valore degli acquisti per i componenti proviene da fornitori cinesi, un dato che ha permesso di ridurre i costi di stampaggio degli stampi del quaranta per cento e di tagliare del cinquanta per cento le spese di sviluppo rispetto ai preventivi iniziali. Vittorio D’Aurienzo, VP Prodotto del Gruppo Renault, ha sottolineato come la vera sfida non fosse tanto inventare qualcosa di straordinariamente nuovo, quanto rispettare la soglia di prezzo annunciata, riuscendo a mantenere la promessa grazie a soluzioni intelligenti e a una progettazione agile. Il risultato, al di là delle preferenze estetiche, è un’auto che restituisce un piacere di guida autentico – per quanto limitato nel raggio d’azione – e che riporta in pista un concetto di auto elettrica non più percepita come un lusso o una forzatura tecnologica, ma come un oggetto desiderabile e, soprattutto, accessibile.




