La guerra totale di Israele è già iniziata
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Redazione Esteri
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Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha annunciato che parlerà con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, sottolineando che una guerra totale in Medio Oriente "deve essere evitata". Tuttavia, la potenza di fuoco sganciata nelle ultime ore dall'esercito di Tel Aviv non solo su Beirut, ma anche sui combattenti filo-iraniani al confine tra Siria e Iraq, e soprattutto sulle infrastrutture strategiche degli Houthi in Yemen, sembrano far presagire che la guerra totale sia già iniziata. Il 7 ottobre ha insegnato a Israele che le mezze misure non funzionano.
Israele ha scoperto che, indipendentemente da quali misure intraprenda, i suoi nemici giurati rimangono risoluti nella loro volontà di distruggere lo stato ebraico. In quest’ultimo anno, dalle stragi di Hamas il 7 ottobre 2023 ai bombardamenti sul Libano di queste settimane, passando per i massacri di Gaza, abbiamo visto succedere di tutto, anche ciò che credevamo impossibile. Nulla può quindi essere escluso in linea di principio.
La situazione reale, però, è sotto gli occhi di tutti. Israele, con le operazioni di intelligence, ha quasi azzerato la struttura di comando di Hamas (Ismail Haniyeh ucciso a Teheran, il successore Yahya Sinwar costretto a nascondersi a Gaza e forse anche lui morto), ha annientato quella di Hezbollah e ha intimidito gli iraniani (non dimentichiamo gli attentati affidati in outsourcing ai Mojaheddin del popolo), mostrando di poter colpire anche in casa loro.
Ad un anno di distanza dagli attacchi del 7 ottobre, Israele combatte lungo tutti i suoi confini contro la morsa militare dei gruppi terroristi creati dall’Iran, mentre gli ebrei della Diaspora, soprattutto in Europa e Stati Uniti, sono alle prese con la più violenta ondata di intolleranza dalla fine della Seconda Guerra Mondiale




