Ferrari Luce da 40 milioni di dollari, chi è Herbie Wertheim e i retroscena dell'asta record di Monterey

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ECONOMIA Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Economia Redazione Economia   -   Quando si legge di cifre astronomiche raggiunte alle aste d'auto, la prima reazione è quasi sempre un pizzico di scetticismo. Staccare un assegno da 40 milioni di dollari per la Ferrari Luce con telaio numero zero, una somma ben 36 volte superiore alle stime della vigilia, potrebbe sembrare l'ennesimo sfizio da collezionista senza freni. Eppure, dietro il martello che è caduto su quell'esemplare unico nel corso della Monterey Car Week, si celano logiche ben più complesse del semplice desiderio di possedere l'ultimo gioiello del Cavallino.

A sorpresa, la vettura elettrica più attesa dell'anno è finita nelle mani di Herbie Wertheim, un miliardario americano di cui molti ignoravano l'esistenza fino a pochi giorni fa.

Chi è Herbie Wertheim, il magnate dietro l'assegno da 40 milioni

Herbie Wertheim, imprenditore texano attivo nel settore dell'energia rinnovabile e della tecnologia finanziaria, si è fatto improvvisamente largo tra i grandi nomi del collezionismo automobilistico internazionale. La sua fortuna, stimata in diversi miliardi di dollari, deriva in larga parte da investimenti precoci in start-up legate all'eolico offshore e al fintech.

A Monterey, Wertheim ha firmato un assegno che ha scosso il mondo di Maranello, impegnando 40 milioni di dollari per la Ferrari Luce "Chassis 0", e trasformando di fatto un veicolo elettrico già ampiamente discusso nell'auto nuova più costosa mai venduta all'asta.

Fonti vicine al collezionista raccontano che l'acquisto non sia stato dettato unicamente dalla passione per i motori, ma da una strategia filantropica ben precisa: gran parte della somma versata, secondo indiscrezioni, potrebbe essere destinata a progetti legati alla decarbonizzazione e alla ricerca universitaria, con conseguenti benefici fiscali legati al tax shelter statunitense.

Il paradosso dei 40 milioni e la Top 10 di Monterey

Quaranta milioni di dollari. Continuiamo a ripeterlo da giorni, eppure questa cifra fatica a trovare un senso logico nella mente di un normale appassionato di motori; se il budget della Ferrari Luce lo spendessimo in vere leggende a motore, potremmo acquistare una manciata di Ferrari 250 GTO oppure una collezione intera di vetture da corsa degli anni Sessanta. Ma il mondo delle aste di lusso, come dimostra la classifica stilata al termine della Monterey Car Week, segue regole proprie.

La Ferrari Luce, con tutto il suo clamore mediatico, non è stata l'auto più costosa tra quelle vendute: quel primato è andato a una rarissima Mercedes-Benz 300 SLR Uhlenhaut, battuta per oltre 50 milioni, seguita da una Ferrari 250 Testa Rossa del 1957. L'elettrica di Maranello ha comunque conquistato il secondo gradino del podio, superando modelli iconici come la Jaguar D-Type e la Aston Martin DB4 GT Zagato, dimostrando che il mercato è pronto ad accogliere l'ibrido e l'elettrico purché vestiti con il marchio giusto.

Nella Top 10 delle aste californiane figurano anche una Porsche 917 K e una Maserati 450S, ma nessuna di queste ha scatenato la guerra di rilanci che ha caratterizzato la lotta per il telaio numero zero.

Il valore della "Telaio 0" tra marketing e filantropia

La Ferrari Luce rappresenta il primo passo ufficiale del Cavallino verso la mobilità a emissioni zero, un progetto che nei salotti di Maranello è stato accolto con un misto di curiosità e timore per l'impatto che avrà sul sound e sulla tradizione meccanica. La vettura battuta da RM Sotheby's non è però un modello di serie: si tratta del prototipo preserie utilizzato per i collaudi e per gli shooting ufficiali, un esemplare che probabilmente non potrà nemmeno circolare regolarmente su strada negli Stati Uniti a causa delle rigide omologazioni federali.

Ecco allora che il prezzo pagato da Wertheim risponde a logiche di visibilità e di sgravi fiscali, ben lontane dal puro piacere di guida; l'acquirente, secondo gli analisti del settore, sta di fatto finanziando una campagna mediatica per le energie pulite, ottenendo in cambio un pezzo di storia che, nel giro di qualche decennio, potrebbe facilmente raddoppiare il suo valore.

Del resto, la strategia non è nuova: già in passato alcuni magnati avevano speso fortune per prototipi di auto ibride o sperimentali, salvo poi rivederli finire in musei o in garage climatizzati, lontani mille miglia dal consumo quotidiano.

I retroscena dell'asta e le reazioni degli addetti ai lavori

L'asta di Monterey, che si tiene ogni anno nel suggestivo contesto del Laguna Seca, ha visto una partecipazione record di collezionisti provenienti da tutto il mondo, ma è stato il telaio 0 della Ferrari Luce a catalizzare l'attenzione dei media. L'incredibile rilancio finale di Herbie Wertheim, arrivato dopo una serrata competizione telefonica con due altri pretendenti europei, ha spiazzato gli stessi esperti di RM Sotheby's, che avevano valutato il lotto tra i 700.000 e il milione di dollari.

Nessuno, fino all'ultimo minuto, poteva immaginare che la cifra potesse lievitare fino a toccare i 40 milioni, eppure la commistione tra beneficenza, marketing e puro orgoglio personale ha prodotto un risultato che resterà negli annali delle aste automobilistiche. Le regole del gioco, quando si parla di hypercar elettriche e di grandi patrimoni, sono ormai cambiate per sempre, e la Ferrari Luce ne è la prova più lampante.

Nel frattempo, il manager del Cavallino presente in sala si è limitato a ringraziare l'acquirente, sottolineando come la somma raccolta contribuirà allo sviluppo di nuove tecnologie a basse emissioni, mentre gli altri lotti della giornata, pur registrando prezzi eccellenti, sono stati oscurati dalla luce abbagliante di questo record.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.