Nuova esplosione a Mosca, due poliziotti uccisi in un attentato. Kiev: "Erano torturatori"
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Redazione Esteri
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Un nuovo episodio di violenza ha scosso Mosca nella notte tra il 23 e il 24 dicembre, quando l'esplosione di un ordigno improvvisato ha ucciso tre persone, tra cui due agenti di polizia stradale e un civile, che viene indicato come il sospettato. L'attacco, che le autorità russe hanno immediatamente qualificato come attentato contro le forze dell'ordine, è avvenuto in via Eletskaya, un'area nel sud della capitale. Secondo la ricostruzione fornita dal Comitato Investigativo Russo, i due agenti si erano avvicinati a un individuo ritenuto sospetto nei pressi di un'auto di servizio, momento in cui si è verificata la detonazione, che li ha colti in pieno insieme all'uomo. La dinamica, per quanto ancora da accertare nei dettagli, presenta diversi elementi che riportano alla mente altri recenti fatti di cronaca nera nella città.
Un agghiacciante parallelismo in una strada già segnata
A rendere ancor più significativo l'episodio, come rilevato dalle cronache locali, è la collocazione geografica: l'esplosione è avvenuta a circa trecento metri dal punto in cui, pochi giorni prima, perse la vita il generale dell'esercito russo Fanil Sarvarov, anch'egli vittima di un attentato dinamitardo. Questa prossimità, sebbene non sia stata al momento ufficialmente collegata dagli inquirenti russi a un unico disegno criminoso, delinea un quadro di recrudescenza degli attacchi con esplosivi nel cuore della capitale, un fatto che inevitabilmente solleva interrogativi sulla sicurezza e sulla natura di queste azioni. L'ipotesi dell'ordigno artigianale, poi, sembra ormai consolidarsi come un modulo operativo ricorrente.
Le pesantissime accuse provenienti da Kiev
Mentre le indagini russe procedono per fare luce sulle responsabilità materiali dell'attentato, da Kiev è arrivata una dichiarazione che ha aggiunto un ulteriore, gravissimo tassello alla vicenda. Fonti interne al GUR, il servizio di intelligence militare ucraino, hanno infatti affermato, tramite dichiarazioni riprese da diversi media tra cui Rbc Ucraina, che i due poliziotti uccisi non erano semplici agenti di quartiere. Secondo queste fonti, i due avevano precedentemente partecipato alla guerra in Ucraina, impiegati in un'unità di combattimento, e durante quel periodo si sarebbero resi responsabili di torture ai danni di prigionieri di guerra ucraini. Il GUR ha sostenuto, inoltre, che l'attentato sarebbe stato eseguito da un residente di Mosca contrario alle politiche del Cremlino, delineando così un movente di vendetta personale e politica.
Un caso che intreccia crimine, guerra e intelligence
La tragica esplosione, pertanto, si colloca all'incrocio di diversi piani: la cronaca nera di un omicidio ai danni delle forze dell'ordine, le ombre della guerra in corso – con le sue atrocità che, secondo le accuse, avrebbero coinvolto anche figure in divisa normalmente preposte alla sicurezza interna – e la guerra d'informazione tra i servizi segreti. Le dichiarazioni ucraine, per quanto non verificabili in modo indipendente, proiettano sul fatto una luce ben diversa da quella di un generico attacco terroristico, suggerendo un conto in sospeso legato alle operazioni belliche. Rimane, sullo sfondo, l'immagine di una strada moscovita che in pochi giorni è diventata due volte teatro di morte, mentre le autorità investigative lavorano per districare la matassa di un caso che pare avere ramificazioni molto profonde e dolorose.




