Il JovaGiro parte da Roma il 9 agosto: duemila chilometri in bici tra un concerto e l’altro

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sarà la bicicletta, quella fedele compagna che lo aveva tradito con quel brutto incidente nella Repubblica Dominicana qualche anno fa (un impatto che gli era costato una lunga riabilitazione, tra femore rotto e clavicola a pezzi), a diventare il vero palcoscenico mobile di Lorenzo Jovanotti per l’estate del 2026. L’artista, che a settembre spegnerà sessanta candeline, ha presentato in Campidoglio il "JovaGiro": un viaggio musicale che non si limita ai soliti spostamenti in pullman o aereo, ma che trasforma il tragitto in spettacolo. Si parte il 9 agosto, all’alba, dal Circo Massimo, per coprire un anello di circa duemila chilometri che toccherà il centro e il sud Italia prima di fare ritorno nella Capitale per il gran finale del 12 e 13 settembre, sempre nella storica area archeologica.

Un'estate di musica e pedalate tra l'Adriatico e il Tirreno

Il progetto, che si inserisce nel più ampio "Jova Summer Party 2026 - L’Arca di Loré", nasce dall’esigenza di riempire i giorni di pausa tra una data e l’altra. Se il tour ufficiale prevede nove concerti in sette tappe (da Olbia a Napoli, passando per Montesilvano, Barletta, Catanzaro e Palermo), il JovaGiro rappresenta il filo rosso che collega queste città sull’asfalto. Jovanotti, infatti, ha spiegato di voler sfruttare questi intervalli non per tornare a casa, ma per attraversare in sella le province del sud, utilizzando statali e ciclabili come fosse un’inesauribile jam session paesaggistica. L’artista ha voluto sfatare il luogo comune secondo cui al sud manchino gli spazi per la musica, annunciando l’allestimento di arene verdi anche nelle periferie, strutture che immagina possano rimanere attive anche dopo il suo passaggio.

Gualtieri e la chitarra, un duetto virale in Campidoglio

La presentazione romana, però, è stata segnata da un momento del tutto informale e destinato a diventare virale: prima della conferenza stampa, il cantante e il primo cittadino Roberto Gualtieri si sono chiusi nell’ufficio di quest’ultimo per una breve jam session. Il sindaco, noto appassionato di musica brasiliana (e proprietario di una chitarra che non è lì come semplice soprammobile), ha imbracciato lo strumento per accompagnare Jovanotti in pezzi come la "Samba della rosa" di Ornella Vanoni. Un video pubblicato su Instagram ha mostrato la complicità tra i due, con Gualtieri che, visibilmente emozionato, non ha nascosto l’ambizione di salire sul palco del Circo Massimo a settembre, ammettendo che sarebbe "un onore". A suggellare il tutto, l’annuncio della consegna della Lupa Capitolina, la più alta onorificenza cittadina che verrà conferita a Jovanotti proprio in occasione di quel doppio concerto.

Nostalgia di Roma e lo sguardo ai sessant'anni

Dietro il gesto atletico e la logistica delle masse, Jovanotti ha lasciato trasparire una vena malinconica, legata a doppio filo con la città che lo ha visto nascere. Cresciuto a Porta Cavalleggeri, con incursioni da ragazzino in Vaticano dove lavorava suo padre, l’artista ha confessato di provare un po’ di rammarico per non aver fatto della sua "romanità" un marchio di fabbrica come invece hanno fatto cantautori quali Venditti o Dalla con Bologna. L’idea di festeggiare, seppur in anticipo, il suo sessantesimo compleanno nel luogo dove tutto è cominciato lo emoziona profondamente, tanto da spingerlo a invitare sul palco capitolino colleghi (di cui non ha voluto fare i nomi per non spoilerare nulla) che condividano con lui il legame con Roma. Nelle sue parole, la Capitale a volte assomiglia più a un fumetto che a una poesia, e quel ragazzino che metteva musica con 200 persone in pista (e 400 fuori) non se n’è ancora andato del tutto.

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