Il ct Gattuso e l’Italia chiamate a riscrivere la storia: con l’Irlanda del Nord si gioca il futuro del movimento
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Redazione Sport
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La pioggia che ha battuto incessante sulla vigilia, quasi a voler ricordare le tempeste già attraversate, lascerà spazio stasera a un cielo sereno su Bergamo. Una tregua atmosferica, questa, che gli azzurri sperano possa tradursi in altrettanta chiarezza di idee sul campo, dove li attende l’Irlanda del Nord in quella che il ct Gennaro Gattuso ha definito senza giri di parole “la partita più importante della mia carriera da allenatore”. Una semifinale playoff valida per la qualificazione ai Mondiali 2026 che, per l’Italia, non è soltanto un ostacolo da superare ma un vero e proprio spartiacque. L’ombra delle due assenze consecutive – la prima materializzatasi con la Svezia, la seconda con la Macedonia del Nord a soffiare sulle rovine di un sogno improvvisamente infranto – si allunga ancora lunga, e l’Europeo vinto con Mancini rischia di apparire come il lampo luminoso ma ormai lontano di una notte che si è fatta troppo lunga.
Un precedente rassicurante e un avversario dalle insidie precise
La storia, si sa, può essere un’ancora o un peso. Nei 11 precedenti contro la selezione nordirlandese, l’Italia ha raccolto 7 vittorie e 3 pareggi, subendo una sola sconfitta. Un passato che parla chiaro, ma che Gattuso ha voluto subito archiviare, perché le statistiche non scendono in campo. A impressionare, in questa vigilia, è stata la forza delle dichiarazioni del ct: “Mi gioco tanto, sono ancora giovane e ho un paese sulle mie spalle – ha ammesso – Non nego che sento la pressione dal primo giorno, sono sette mesi che la gente mi chiede di portarci al Mondiale”. Parole che risuonano come un atto di responsabilità totale, quasi un controcanto alla leggerezza con cui talvolta si affrontano certi appuntamenti. E se le parole di Marcello Lippi, citate dal tecnico, lo hanno “emozionato”, è perché il richiamo è a un’altra Italia, quella che sapeva trasformare l’ansia in carburante.
Dal canto loro, gli uomini di Michael O’Neill arriveranno a Bergamo con un’identità ben definita, sebbene privati di due pedine importanti. Non ci saranno Conor Bradley, l’esterno del Liverpool capace di agire da mezzala offensiva, né Dan Ballard, difensore centrale titolare in Premier League con il Sunderland. Eppure, la loro assenza non smussa le caratteristiche di una squadra che, pur consapevole di una qualità tecnica inferiore rispetto a quella azzurra, ha fatto della struttura il proprio credo. Gattuso lo sa bene: l’Irlanda del Nord è un avversario che gioca con una difesa a cinque che non rimane però inchiodata in blocco basso, alterna lanci lunghi a un pressing orientato, cercando di disturbare l’impostazione avversaria più che di costruire la propria. Per gli azzurri, abituati a dettare il ritmo, sarà una prova di pazienza e di lucidità, una di quelle gare in cui la qualità deve scardinare l’ordine senza lasciarsi trascinare nella frustrazione.
La lista dei 28 e il senso di una sfida che vale un triennio
Gattuso ha diramato la lista dei 28 convocati, ratificando così le scelte tecniche su cui ha lavorato in queste settimane. Il gruppo è al completo e la sfida di giovedì 26 marzo, allo stadio di Bergamo, rappresenta la prima fetta di una qualificazione che la Nazionale non può permettersi di fallire. La posta in gioco, in realtà, è persino più alta del solo passaggio del turno: una terza assenza consecutiva dai Mondiali sarebbe un colpo durissimo per l’intero movimento italiano, un’ulteriore crepa in un sistema che già fatica a reggere il confronto con le altre grandi scuole calcistiche europee. Ecco perché, al di là delle strategie tattiche – la difesa a cinque nordirlandese contro l’impostazione che Gattuso sta cercando di consolidare – il vero banco di prova sarà psicologico.
L’aspetto mentale, del resto, è stato il filo conduttore di tutte le interviste della vigilia. Sentirsi addosso il peso di un intero paese, come ha confessato il ct, non è un retorico esercizio di stile: è la realtà di chi sa che un risultato negativo non sarebbe soltanto una sconfitta sportiva, ma la conferma di un declino che si trascina da troppo tempo. L’entusiasmo per l’Europeo, per quanto storico, si è consumato velocemente di fronte alle successive delusioni; e ora la squadra è chiamata a dimostrare che quel trofeo non fu un fuoco di paglia ma l’anticipo di una ritrovata solidità. Per farlo, però, occorre trasformare la pressione in energia positiva, e qui si gioca la vera partita dentro la partita.
Carattere e identità: le armi per scardinare un muro organizzato
Se l’Irlanda del Nord ha perso i suoi uomini migliori, conserva intatta la propria filosofia di gioco. L’assetto a cinque, spesso declinato in un 5-4-1 compatto, non significa però solo difesa: O’Neill ha lavorato sulla rapidità delle transizioni e sulla capacità di sfruttare le seconde palle, elementi che in una gara secca possono diventare decisivi. Per l’Italia, la chiave sarà la capacità di variare il gioco, di allargare le maglie avversarie con movimenti continui senza palla, evitando di cadere nella trappola del possesso sterile. Non bastano le statistiche Opta a vincere le partite, così come non bastano i precedenti favorevoli a garantire il passaggio del turno: serve un salto di qualità nella gestione dei momenti, nella lucidità sotto porta, nella capacità di restare uniti quando il punteggio resta fermo a lungo.
Gattuso, con il suo carattere roccioso, ha cercato di trasmettere proprio questa urgenza. Le sue dichiarazioni, cariche di pathos ma anche di una concretezza quasi brutale, hanno avuto il merito di spogliare la vigilia da ogni orpello retorico. Qui non si gioca per un posto nella storia ma per la sopravvivenza del credo di un’intera generazione di calciatori. E se l’avversario proverà a portare la partita sul piano della fisicità e del sacrificio, sarà compito degli azzurri rispondere con altrettanta determinazione, aggiungendo però quella dose di qualità individuale che, sulla carta, rappresenta il loro principale vantaggio.
La vigilia piovosa ha lasciato spazio alla sera serena, ma il campo non fa sconti. L’Italia ha l’occasione per riscattare anni di delusioni, l’Irlanda del Nord per scrivere una pagina inaspettata. E in questo equilibrio instabile, fatto di pressioni dichiarate e insidie tattiche, si deciderà chi potrà continuare a inseguire il sogno mondiale.




