Il nuovo album dei Foo Fighters, “Your Favorite Toy”, tra energia grezza e il fantasma di Taylor Hawkins

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Non è banale, per una rock band, tagliare il traguardo dei trent’anni di carriera senza trasformarsi in una macchina di nostalgia o, peggio, in una caricatura di sé stessa. I Foo Fighters, guidati da quel Dave Grohl che di carriere interrotte dalla tragedia ne ha vissuta una sulla propria pelle durante l’esperienza nei Nirvana, riescono nell’impresa di rimanere un punto di riferimento per una fan base ampia e variegata, anche se mantenere standard altissimi per decenni è un’utopia che pochi inseguono seriamente. Esce oggi, venerdì 24 aprile, “Your Favorite Toy”, il loro dodicesimo album in studio, un lavoro che segue i singoli “Caught In The Echo”, “Of All People” e “Asking For A Friend” pubblicati nei mesi scorsi e che segna un passaggio di consegne delicato dietro le pelli.

Registrato interamente nello studio casalingo di Grohl e co-prodotto dalla band insieme a Oliver Roman – con il mix affidato a Mark “Spike” Stent – questo disco rappresenta il primo capitolo discografico con Ilan Rubin, ex Nine Inch Nails, alla batteria. Il cambio di line-up, inevitabile dopo la scomparsa dello storico Taylor Hawkins nel 2022, pesa come un macigno sull’intera operazione. Lo stesso Grohl, in un’intervista recente, ha confessato che non si può certo parlare di “sostituzione”, parlando piuttosto di un “senso di vuoto” destinato a durare tutta la vita; ciononostante, ha voluto sottolineare come Hawkins avrebbe probabilmente apprezzato la direzione melodica intrapresa, immaginandolo mentre fa aria alla batteria su questi nuovi arrangiamenti.

Un ritorno al garage rock che non cerca scuse

Dal punto di vista strettamente musicale, “Your Favorite Toy” sembra voler cancellare le sperimentazioni più patinate degli ultimi lavori per tornare a quella ruvidezza che aveva contraddistinto le origini della band di Seattle. Le chitarre sono nette, le tastiere assumono toni scuri e il ritmo è sostenuto: brani come quello che dà il Titolo al disco presentano un ritornello con un colore vocale diverso, più sporco e aggressivo, che spinge la linea melodica senza però abbandonarla. “Get back, hear that, boy? Someone threw away your favorite toy for good”, recita il passaggio centrale del pezzo, un gancio testuale destinato a fissarsi con immediatezza grazie a un’interpretazione vocale distorta e volutamente punkeggiante.

La critica internazionale ha accolto il lavoro con consensi cauti ma sostanziosi, definendolo uno dei dischi più “contundenti” degli ultimi anni e un vero e proprio “regreso al garage rock más básico”, come ha scritto il New York Times a proposito del singolo principale. Pezzi come “Caught In The Echo” aprono le danze con una carica tale da ricordare i tempi migliori di “Wasting Light”, mentre “If Only You Knew” gioca con i cambi di tempo, alternando la rabbia graffiante di Grohl a momenti di calma melodica che ricordano il lato più riflessivo del gruppo. L’arrivo di Rubin si fa sentire soprattutto in tracce come “Spit Shine”, dove la sua tecnica precisa e potente esalta un sound che non vuole (e forse non può) più essere quello di un tempo.

L’ombra lunga della tragedia e la chimica di un nuovo inizio

Tuttavia, l’elefante nella stanza rimane quello che i fan e gli addetti ai lavori continuano a percepire: la chimica di un gruppo che ha perso un faro. Quando Grohl canta versi come “I feel it fading away […] searching for something to pray” nella conclusiva “Asking For A Friend”, la sensazione è che il disco oscilli tra la voglia di ripartire a testa bassa e la consapevolezza di una fragilità strutturale. Non è un caso che la produzione sia stata volutamente rapida e d’istinto: lo stesso frontman ha raccontato di come l’album sia stato registrato in tempi record, pensando che a volte l’eccesso di riflessione uccida l’energia genuina.

I Foo Fighters, forti di questo dodicesimo capitolo discografico, si apprestano a portare il “Take Cover World Tour” sui palchi di tutto il mondo. L’appuntamento italiano è fissato per domenica 5 luglio all’Ippodromo Snai La Maura di Milano, tappa unica nel nostro Paese che riporterà la band a distanza di anni dalle ultime esibizioni locali. Ad accompagnarli in buona parte delle date europee e nordamericane ci saranno i Queens of the Stone Age, a testimoniare la solidità di un cartello rock che non intende cedere il passo alle mode del momento.

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