Foo Fighters a Milano, il ritorno dopo 15 anni: 65mila fan e due ore e mezza di rock
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Bastano pochi secondi di "All My Life", l'attacco è quello giusto, per capire che non si tratta di un concerto qualunque. I Foo Fighters sono tornati a Milano dopo quindici anni, un'assenza lunga che aveva trasformato la data del 5 luglio all'Ippodromo SNAI La Maura in un evento carico di aspettative e di significato, e la band di Dave Grohl ha risposto presente con uno show da due ore e mezza che ha messo insieme 65mila persone, tutte lì per celebrare trentuno anni di carriera e, forse, anche per esorcizzare il dolore e le vicissitudini che hanno segnato il gruppo negli ultimi anni.
La scaletta: un best of senza tempo
La scaletta del concerto, che ha preso il via poco dopo le 20, è stato un vero e proprio viaggio nella storia della band, una selezione che ha pescato a piene mani dal passato e che ha volutamente ignorato quasi completamente il loro ultimo lavoro, "Your Favorite Toy", pubblicato lo scorso aprile.
Un azzardo, per una band che di solito non rinuncia a presentare le novità, ma che a Milano ha scelto di puntare tutto sulla forza dei classici che hanno costruito il loro immaginario collettivo: da "The Pretender" a "My Hero", passando per "Learn to Fly", "Times Like These" e "Best of You", fino all'immancabile "Everlong", che come sempre ha chiuso la serata trasformando l'Ippodromo in un unico, gigantesco karaoke rock.
Non sono mancate le chicche per i fan più attenti, come "Marigold", un brano che Dave Grohl scrisse quando era ancora il batterista dei Nirvana e che fu pubblicato come lato B del singolo "Heart Shaped Box", o l'omaggio a Lemmy Kilmister con un estratto di "Ace of Spades" dei Motörhead, inserito durante l'esecuzione di "No Son of Mine".
La scelta di concentrarsi sui brani più celebri ha reso lo show una vera e propria celebrazione, un'occasione per ripercorrere la carriera della band senza filtri, concedendo solo un breve spazio a "La Dee Da", "Run" e "The Sky Is a Neighborhood", ma tenendo fuori tutto il resto del nuovo album.
L'omaggio al Leoncavallo e il ricordo di Hawkins
Dave Grohl, che ha sempre amato l'Italia e non lo ha mai nascosto, ha dimostrato ancora una volta di conoscere il nostro Paese e la sua storia, e nel corso della serata si è fermato a ricordare le sue prime esperienze nel punk rock italiano, quando suonava in posti come il Leoncavallo di Milano, il Prenestino a Roma e in altri centri sociali, mandando un saluto a tutta la sua "famiglia italiana". Un gesto che ha sorpreso e commosso il pubblico, testimoniando un legame profondo che va oltre la semplice data di un tour.
La serata è stata anche un momento di memoria e di riflessione: a quasi quattro anni dalla scomparsa di Taylor Hawkins, il batterista storico e amico fraterno di Grohl, l'assenza si è fatta sentire in modo tangibile. Il nuovo batterista Ilan Rubin, ex Nine Inch Nails, si è dimostrato un erede all'altezza, ma è stato durante l'esecuzione di "Aurora" che il ricordo di Hawkins è tornato prepotente, trasformando la canzone in un tributo sentito e commovente.
Un momento che ha unito la band e il pubblico in un silenzio carico di emozione, prima di ripartire con l'energia che ha contraddistinto l'intera serata.
Un concerto, tante storie
I Foo Fighters, nonostante gli anni e le sfide, hanno dimostrato di essere ancora una delle macchine da live più potenti del rock, capaci di tenere il palco per oltre due ore e mezza senza mai dare segni di cedimento. Il frontman, sempre carismatico e loquace, ha tenuto in pugno la folla dall'inizio alla fine, scherzando con il pubblico, interrompendo il concerto per accertarsi delle condizioni di una ragazza che si era sentita male e riprendendo il brano come se nulla fosse, con la stessa grinta di sempre.
A rendere ancora più speciale la serata ha contribuito anche la scelta degli opening act: gli inglesi Fat Dog e gli Idles, che hanno preparato il terreno con due esibizioni cariche di energia e di rabbia, scaldate dal calore di un pubblico che non vedeva l'ora di rivedere i propri eroi. La data di Milano, unica tappa italiana del "Take Cover Tour 2026", resterà probabilmente impressa nella memoria dei fan come una delle più intense degli ultimi anni, un pomeriggio e una sera in cui il rock è tornato a suonare come una promessa mantenuta.




