Met Gala 2027 senza tema dopo la cancellazione della mostra su John Galliano
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il Metropolitan Museum of Art di New York e lo stilista John Galliano hanno annunciato, con un comunicato congiunto diffuso nella giornata del 31 agosto, che la grande retrospettiva intitolata "John Galliano: Horizons", inizialmente prevista per la primavera del 2027, non si terrà. La decisione, maturata al termine di settimane caratterizzate da crescenti polemiche legate al burrascoso passato del designer, trascina con sé una conseguenza di non poco conto per l'evento mondano più atteso dell'anno: il Met Gala 2027 si trova, di fatto, orfano del suo tema portante.
L'edizione del celebre Galà dei Musei, che come da tradizione avrebbe dovuto celebrare e inaugurare l'esposizione dedicata a Galliano, dovrà quindi essere ripensata, con il museo che ha fatto sapere che i dettagli sul nuovo progetto del Costume Institute e sull'impostazione della serata verranno comunicati in un secondo momento.
Lo sfogo antisemita che ha segnato la carriera
Per comprendere le ragioni che hanno portato a questo dietrofront, è necessario fare un salto indietro nel tempo fino al febbraio del 2011, quando la carriera di John Galliano, all'epoca direttore creativo di Dior, subì una brusca interruzione. Lo stilista, nato a Gibilterra e all'apice del successo, venne filmato mentre, in evidente stato di ebbrezza, rivolgeva pesanti insulti antisemiti e razzisti ad alcune persone all'interno del locale parigino La Perle.
Le immagini, divenute virali in breve tempo, mostrarono un Galliano fuori controllo che arrivò a professare il proprio amore per Hitler, causando un terremoto mediatico che portò al suo immediato licenziamento da parte del gruppo LVMH e a una successiva condanna da parte del tribunale francese per ingiurie pubbliche a sfondo razziale, con una multa di 6.000 euro.
Un lungo percorso di redenzione
Dopo quella caduta rovinosa, Galliano è stato per anni ai margini dell'industria che lo aveva consacrato, prima di intraprendere un lungo e faticoso percorso di riabilitazione, che ha incluso la rinuncia all'alcol e alle droghe e un'ammissione pubblica delle proprie responsabilità. A partire dal 2014, con la nomina a direttore creativo di Maison Margiela, il designer ha ricominciato a lavorare, riconquistando una fetta del rispetto perduto grazie a collezioni di altissimo livello, come quella Artisanal del 2024 che ne ha rilanciato definitivamente la reputazione creativa.
Quando, alla fine di luglio, il Costume Institute annunciò la retrospettiva dedicata ai quarant'anni della sua carriera, molti lo interpretarono come il suggello di questa redenzione: un gesto di profonda fiducia da parte di Anna Wintour, Andrew Bolton e Max Hollein, che con la loro scelta rompevano la regola non scritta che rende estremamente rare le mostre monografiche dedicate a stilisti viventi, accostando Galliano a mostri sacri come Yves Saint Laurent e Rei Kawakubo.
La decisione condivisa e il ruolo di Anna Wintour
L'annuncio della cancellazione è arrivato tramite una nota ufficiale del museo e un lungo post pubblicato da Galliano sul suo profilo Instagram, in cui lo stilista ha espresso la propria gratitudine verso l'istituzione e i suoi vertici, specificando di aver preso la decisione "con grande tristezza" e dopo lunghe discussioni con tutte le persone coinvolte.
Galliano ha ribadito di rimanere "pienamente responsabile del dolore causato dalle mie parole in passato, in particolare del dolore che ho provocato alle comunità ebraica e asiatica" e di comprendere come una vera espiazione non possa realizzarsi attraverso una mostra o un singolo gesto pubblico, ma sia una responsabilità continua. Anna Wintour, storica direttrice di Vogue America e figura chiave del Met Gala, ha commentato definendo la scelta "molto coraggiosa" e "la decisione giusta", garantendo il suo pieno sostegno allo stilista e al museo.
Le proteste e la coincidenza con lo Yom HaShoah
Le polemiche che hanno costretto il Met a fare marcia indietro si sono intensificate nelle ultime settimane, alimentate dalla coincidenza dell'evento di apertura con lo Yom HaShoah, il Giorno della Memoria dell'Olocausto, che nel 2027 cadrà proprio il 3 maggio, data in cui era previsto il Met Gala.
Personalità di spicco come la presidente del Consiglio municipale di New York, Julie Menin, di origine ebraica, e Jonathan Greenblatt, a capo dell'Anti-Defamation League, avevano espresso un forte dissenso nei confronti della mostra, definendo inopportuno celebrare Galliano in un periodo di crescente antisemitismo. A queste critiche si sono aggiunte anche le pressioni di alcuni donatori del museo, che avevano minacciato di non contribuire all'evento se il tema non fosse stato modificato.
Il Met, nelle sue dichiarazioni, ha sempre sottolineato che la decisione è stata concordata tra le parti e che la mostra, nel suo intento originale, non mirava a rimuovere il passato dello stilista ma anzi a esaminarlo con rigore e onestà intellettuale.
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