Attacco con droni ucraini a una nave russa nel Mediterraneo centrale, la metaniera affonda tra Malta e la Libia
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Redazione Esteri
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La notte tra il 3 e il 4 marzo 2026, il Mediterraneo centrale è stato scenario di un'operazione militare che ha portato all'affondamento della Arctic Metagaz, una metaniera battente bandiera russa, carica di gas naturale liquefatto e sottoposta a sanzioni internazionali. L'imbarcazione, in viaggio dal porto di Murmansk con destinazione Said in Egitto, trasportava circa 62.000 tonnellate di Gnl del produttore Novatek quando, intorno alle 4:00 ora locale, è stata squassata da una serie di esplosioni seguite da un violento incendio, che ne hanno causato il completo inabissamento in acque internazionali, a circa 130 miglia nautiche a nord del porto libico di Sirte. Le autorità di Malta, immediatamente allertate, hanno coordinato le operazioni di ricerca e soccorso che hanno porto al ritrovamento dell'intero equipaggio, composto da trenta marinai russi, messosi in salvo su un battello di salvataggio all'interno della zona di competenza libica.
La dinamica dell'attacco e le accuse di Mosca
Secondo quanto dichiarato dal ministero dei Trasporti della Federazione Russa, e successivamente ribadito dal presidente Vladimir Putin, l'incidente non sarebbe stato accidentale ma il risultato di un deliberato atto di ostilità. Mosca ha accusato formalmente Kiev di aver condotto un'azione con droni navali, i quali sarebbero partiti dalle coste libiche per colpire la nave, un gesto definito dalla diplomazia russa come un "atto di terrorismo internazionale e pirateria marittima" in palese violazione del diritto internazionale. La precisione dell'attacco, avvenuto a centinaia di chilometri dal fronte ucraino, ha sollevato interrogativi sulla logistica dell'operazione, puntando il dito contro un possibile utilizzo del territorio libico come base di lancio, un elemento che complica ulteriormente lo scenario già instabile del Nord Africa.
Il ruolo della flotta ombra e le sanzioni eluse
L'*Arctic Metagaz*, costruita nel 2003, faceva parte della cosiddetta "flotta ombra" allestita da Mosca per aggirare le restrizioni occidentali imposte dopo l'invasione dell'Ucraina. Sotto sanzioni da parte di Stati Uniti, Unione Europea e Regno Unito dal 2024, la nave era solita navigare con il transponder spento per lunghi tratti, come rilevato dai sistemi di monitoraggio del traffico marittimo, al fine di eludere i controlli e continuare a esportare idrocarburi. La rotta seguita, che l'aveva portata a transitare a ridosso delle acque territoriali maltesi e a poche decine di miglia dalla costa siciliana, dimostra come il conflitto energetico tra Russia e Ucraina si stia ormai combattendo anche lungo le rotte commerciali del Mediterraneo, portando la guerra indirettamente alle porte dell'Europa.
Le reazioni e la posizione ucraina
Da parte ucraina, non è giunta alcuna rivendicazione ufficiale dell'operazione. Il servizio di sicurezza ucraino (SBU) non ha rilasciato commenti, ma fonti informali e canali Telegram vicini a Kiev hanno diffuso immagini che mostrerebbero un vistoso squarcio nella sala macchine del cargo, compatibile con l'impatto di un ordigno. Pur nel silenzio ufficiale, l'azione si inserirebbe nella strategia di lungo corso con cui l'Ucraina cerca di colpire le infrastrutture critiche che alimentano la macchina bellica russa, estendendo il raggio d'azione oltre il Mar Nero, dove simili attacchi sono già avvenuti in passato, fino a raggiungere il cuore del Mediterraneo. La scelta del bersaglio, una nave carica di Gnl, non è casuale e punta a minare la capacità di esportazione energetica della Russia, sebbene le autorità libiche abbiano tenuto a precisare che l'imbarcazione era solo di passaggio e che l'incidente non ha avuto ripercussioni sulle proprie esportazioni di idrocarburi.




