Scontro alla Camera sulle chat di Delmastro, il voto slitta dopo la lettera del procuratore Lo Voi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Lo slittamento del voto sull'autorizzazione a utilizzare le chat tra l'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia, ritenuto vicino al clan Senese, ha gettato la Camera dei deputati in un clima di durissimo scontro politico e istituzionale. L'Aula di Montecitorio, che nella giornata di oggi avrebbe dovuto esprimersi sulla relazione della Giunta per le autorizzazioni – la quale, con il voto determinante della maggioranza, aveva già respinto la richiesta della procura di Roma di acquisire la corrispondenza – è stata costretta a fermarsi.

L'evento che ha cambiato il corso degli eventi è stata una lettera inviata nella serata di mercoledì dal procuratore capo Francesco Lo Voi al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, nella quale si ribadisce l'“assoluta necessità” di procedere al sequestro delle conversazioni per gli sviluppi dell'inchiesta, aprendo di fatto una nuova e delicata fase istruttoria che la maggioranza avrebbe voluto invece chiudere definitivamente in Aula.

La lettera di Lo Voi e il rinvio del voto

La missiva inviata dal procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, ha rappresentato una mossa a sorpresa che ha ribaltato i piani della maggioranza. Nella lettera, come si apprende da fonti parlamentari, Lo Voi sottolinea la necessità di verificare l'esatta corrispondenza tra la messaggistica contenuta nel telefono sequestrato a Caroccia e la documentazione che la difesa ha già prodotto spontaneamente, evidenziando come questo confronto sia essenziale sia per le indagini che per le stesse esigenze difensive dell'indagato.

In sostanza, la procura ha posto la Camera di fronte a una scelta: l'utilizzabilità delle chat ai fini investigativi dipende ora esclusivamente dall'autorizzazione che il Parlamento deciderà di concedere, un passaggio che i magistrati hanno definito indispensabile per poter procedere con le verifiche tecniche sui dispositivi in sequestro.

La conferenza dei capigruppo, riunitasi per gestire l'emergenza, ha quindi deciso per il rinvio del voto alla prossima settimana, affidando nuovamente il dossier alla Giunta per le autorizzazioni per un approfondimento che la maggioranza ritiene invece del tutto anomalo e fuori luogo.

Le chat e il ruolo del presidente della Giunta, Devis Dori

La tensione è ulteriormente aumentata quando il presidente della Giunta per le autorizzazioni, Devis Dori di Avs, ha preso una decisione autonoma che ha infiammato gli animi del centrodestra. Dori, ritenendo di dover “tutelare il diritto di tutti i membri della Giunta di poter prendere visione della documentazione per avere un quadro completo”, ha disposto che a partire dalla mattina successiva i componenti dell'organismo potessero consultare il materiale inviato dalla procura, un “dischetto” contenente le chat che al momento era ancora sigillato.

La sua decisione si basa sul principio che la Giunta non ha mai limitato a se stessa l'accesso agli atti e che esistono precedenti in tal senso, sottolineando come non intendesse compromettere i diritti dei commissari e violare le prerogative parlamentari.

Questa mossa è apparsa come una forzatura inaccettabile per il centrodestra, che ha immediatamente contestato la creazione di un pericoloso precedente, e ha spinto Fratelli d'Italia a valutare persino un ricorso contro la decisione del presidente Dori, accusato di aver congelato di fatto la volontà della maggioranza.

Fontana convoca la Giunta per il Regolamento e il congelamento delle chat

La reazione della maggioranza non si è fatta attendere e ha portato il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, a compiere un ulteriore passo istituzionale per bloccare sul nascere la consultazione delle chat. Fontana ha infatti scritto al presidente Dori per comunicargli la decisione di chiedere un parere alla Giunta per il Regolamento della Camera, convocata d'urgenza per lunedì sera proprio in risposta alla richiesta di intervento della maggioranza.

Con questa iniziativa, Fontana ha di fatto sospeso la possibilità per i membri della Giunta per le autorizzazioni di accedere alle conversazioni, congelando la consultazione in attesa del pronunciamento dell'organismo che dovrà stabilire se la decisione di Dori sia conforme o meno al regolamento di Montecitorio.

Per la maggioranza, rappresentata in Aula dalla deputata di Fratelli d'Italia Sara Kelany, la vicenda può essere definita entro la prossima settimana senza ulteriori rinvii, e la mossa dell'opposizione è stata bollata come un tentativo di nascondere altre questioni spinose, come le presunte relazioni del senatore Scarpinato con il consigliere del Csm Natoli, in merito alla pista Mafia Appalti.

Le reazioni politiche e le accuse tra maggioranza e opposizioni

Il clima nell'emiciclo si è fatto incandescente, con le opposizioni che hanno accusato la maggioranza di voler a tutti i costi nascondere la verità e di creare uno scudo per proteggere un proprio esponente. Il capogruppo di Forza Italia, Enrico Costa, ha definito la riapertura dell'istruttoria una “procedura anomala” e ha criticato duramente la decisione di bloccare l'Aula a causa di un documento arrivato solo un'ora prima del voto, un precedente che, a suo dire, rischia di minare le basi del lavoro parlamentare.

Dall'altro lato, la capogruppo del Pd Chiara Braga ha sostenuto che la lettera di Lo Voi non fa che rafforzare gli elementi per acquisire le conversazioni di Delmastro, chiedendo alla Giunta di riconsiderare l'orientamento negativo espresso dalla maggioranza.

Il Movimento 5 Stelle, attraverso il capogruppo Riccardo Ricciardi, ha parlato di una classe politica che cerca di autoconservare il diritto a nascondere le cose, mentre il senatore Luca Pirondini ha attaccato frontalmente Fratelli d'Italia, invitando i suoi esponenti a “sciacquarsi la bocca” prima di attaccare un “eroe” come Scarpinato.

Lo scontro, quindi, si è rapidamente trasformato in un faccia a faccia tra i partiti, con il centrodestra che si dice pronto a discutere in Aula la prossima settimana e le opposizioni che promettono battaglia per ottenere piena trasparenza.

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