La trattativa per il risarcimento del piccolo Domenico Caliendo si avvia verso un’intesa con il Monaldi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È sempre amaro dover tradurre in cifre il dolore, specialmente quando a morire è un bambino: eppure, è la legge stessa a prevedere l’istituto del risarcimento, un meccanismo che non restituisce la vita ma tenta di riparare, per quanto possibile, un torto irreparabile. Nel caso del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di due anni e quattro mesi strappato all’affetto dei suoi cari lo scorso 21 febbraio dopo un trapianto di cuore finito in tragedia, le parti sembrano ora davvero vicine a un accordo economico. La famiglia, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, ha già avviato una trattativa con l’ufficio legale dell’ospedale Monaldi di Napoli, la stessa struttura dove il 23 dicembre era stato effettuato quell’intervento chirurgico poi rivelatosi fatale. Una richiesta iniziale di 3 milioni di euro, cifra che circola nelle ricostruzioni giornalistiche, rappresenterebbe la base di partenza di un negoziato che, sebbene doloroso, viene gestito con il massimo riserbo.

La seduta monotematica in Consiglio regionale e la mozione su trapianti

Proprio mentre i legali delle due parti cercano un punto di caduta comune, il Consiglio regionale della Campania ha dedicato una seduta straordinaria al caso Caliendo, convocata su richiesta del centrodestra. Non si è trattato di un semplice dibattito politico, bensì di un’occasione per esaminare quelli che molti consiglieri hanno definito “problemi strutturali” del sistema regionale dei trapianti. Al termine dei lavori – e qui sta il dato rilevante – è stata approvata una mozione che impegna il presidente della Regione, Roberto Fico, a predisporre provvedimenti urgenti per rafforzare l’intera rete. Nessuna condanna esplicita dell’ospedale Monaldi, ma la consapevolezza che un caso come quello di Domenico impone verifiche approfondite sui protocolli, a partire dall’uso di organi conservati tramite crioconservazione.

La querela al dottor Oppido e il video che ha scosso l’opinione pubblica

Parallelamente alle trattative per il risarcimento, prosegue il filone penale dell’inchiesta. La mamma di Domenico, Patrizia Mercolino, ha confermato di aver formalmente querelato il dottor Oppido, senza che siano state rese note le contestazioni precise. Un elemento che ha acceso ulteriormente i riflettori sulla vicenda è stata la diffusione di un video – il cosiddetto “video con il cuore di Domenico” – la cui esistenza è stata più volte richiamata dai familiari. In quelle immagini, la cui autenticità non è stata ancora ufficialmente vagliata in sede giudiziaria, si vedrebbe il cuore del bambino prima del trapianto. La madre, in diverse dichiarazioni pubbliche, ha elogiato il proprio legale per la determinazione mostrata fin dalle prime ore successive al decesso, sottolineando che nessuna somma potrà mai colmare il vuoto lasciato da quel bimbo.

Le indagini in corso e il ruolo dell’ospedale Monaldi

Le indagini sulla morte di Domenico Caliendo restano aperte, e gli inquirenti stanno vagliando la condotta dell’equipe chirurgica che eseguì l’intervento. Il cuore congelato – particolare tragico emerso dalle prime ricostruzioni – sarebbe stato utilizzato nonostante alcune perplessità sollevate da protocolli internazionali sull’uso di organi sottoposti a crioconservazione prolungata. L’avvocato Petruzzi, prima di entrare nella riunione con l’ufficio legale del Monaldi, aveva lasciato intendere che la disponibilità al dialogo da parte dell’ospedale era concreta, tanto da far sperare in una definizione extragiudiziale della vertenza. Dall’altra parte, il direttore sanitario e i vertici della struttura hanno più volte ribadito la volontà di chiarire ogni aspetto della vicenda, senza tuttavia ammettere responsabilità in via preventiva. La trattativa per il risarcimento, insomma, corre su un binario separato rispetto a quello penale, e potrebbe concludersi ben prima di un’eventuale sentenza.

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