Morte Domenico Caliendo, la direttrice del Monaldi risponde al legale: “Sorpresa per quelle parole”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono giorni di tensione e di scambi serrati tra le parti, quelli che seguono la morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto dopo un trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre scorso presso l’ospedale Monaldi di Napoli. Al centro della disputa, una richiesta risarcitoria da tre milioni di euro che ha aperto un contenzioso non solo giudiziario ma anche mediatico, alimentato da dichiarazioni e contro-dichiarazioni che coinvolgono la dirigenza ospedaliera e i legali della famiglia. A intervenire nel dibattito è stata Anna Iervolino, direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, che gestisce la struttura, la quale ha espresso una netta perplessità sulle modalità con cui la richiesta economica è stata resa pubblica. “Sono rimasta del tutto sorpresa delle parole usate dall’avvocato della famiglia di Domenico”, ha dichiarato Iervolino all’ANSA, sottolineando come la prassi istituzionale preveda percorsi precisi che non sembrerebbero essere stati rispettati in questa circostanza.

Il nodo della riservatezza e la “sorpresa” per le modalità pubbliche

La questione, a ben vedere, ruota attorno a un atto formale: una proposta stragiudiziale che l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo-Mercolino, avrebbe avanzato il 9 marzo, il giorno successivo ai funerali. Una richiesta, quella da tre milioni di euro, che secondo i vertici ospedalieri sarebbe stata accompagnata da un vincolo di riservatezza. È proprio su questo punto che si è consumato il primo vero strappo. Anna Iervolino, nella sua replica, ha evidenziato come “si sa che non è il direttore generale dell’Ospedale che decide sull’entità del risarcimento”, precisando che il quantum e i tempi di un eventuale accordo spettano all’ufficio legale dell’azienda, a cui la pratica è stata regolarmente rinviata. Da qui la sorpresa della manager, che ha definito quantomeno singolare che “una comunicazione qualificata come strettamente riservata venga oggi utilizzata in sede pubblica”.

La replica del legale: “Rispettato il vincolo, nessuna cifra nella lettera aperta”

Dall’altra parte, l’avvocato Petruzzi ha prontamente risposto alle osservazioni della direzione strategica dell’ospedale, ribaltando di fatto l’accusa. In una nota chiarificatrice, il legale ha sostenuto di aver scrupolosamente osservato l’obbligo di riservatezza imposto dalla trattativa privata. “La proposta stragiudiziale era riservata – si legge nella replica –. Questo Studio ha rispettato quel vincolo: la lettera aperta pubblicata nell’interesse della famiglia Caliendo Mercolino non conteneva alcun riferimento agli aspetti tecnici, economici o negoziali della proposta. Nessuna cifra, nessuna condizione, nessun termine”. Ciò che è stato reso noto, secondo la sua ricostruzione, riguarderebbe esclusivamente i profili generali del dissenso nei confronti della gestione dell’accaduto, senza mai entrare nel merito dei numeri che invece, evidentemente, erano già stati comunicati alla controparte in via privata.

La richiesta di tre milioni e le responsabilità mediche accertate

A complicare il quadro, e a rendere particolarmente aspro il confronto tra le parti, è la consapevolezza, espressa anche dalla stessa direttrice generale, che esistano margini di responsabilità interni alla struttura. Iervolino, nel tentativo di separare la questione procedurale da quella sostanziale, ha infatti riconosciuto che “ci sarà un risarcimento, perché ci sono delle responsabilità di medici dell’ospedale”. Una ammissione che, se da un lato chiarisce la posizione dell’azienda sulla fondatezza della pretesa, dall’altro non ha placato gli animi della famiglia, che aveva chiesto passi ulteriori come le dimissioni del vertice rimasto, a loro dire, indifferente. L’avvocato Petruzzi aveva inoltre invocato un intervento del governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca, sollecitando un cambio ai vertici dell’azienda in ragione del dolore subito e della gestione delle fasi successive all’intervento chirurgico.

Il botta e risposta tra le parti sembra quindi destinato a proseguire, alimentato dalla delicatezza di un caso che unisce il dramma umano di una perdita infantile alla complessità delle procedure di risarcimento in ambito sanitario. Mentre la famiglia cerca di evitare, come scritto nella missiva, “l’ulteriore devastazione psicologica di un giudizio civile”, la dirigenza ospedaliera si trincera dietro le regole della burocrazia legale, difendendo il diritto alla riservatezza di una trattativa che, per sua natura, richiederebbe discrezione. Ciò che resta, in attesa di sviluppi formali da parte dell’ufficio legale del Monaldi, è un quadro di responsabilità già parzialmente riconosciute, su cui si innesta una disputa metodologica che rischia di allontanare le parti da una possibile composizione extragiudiziale.

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