Tragedia al Monaldi, l’udienza si sposta per un’aula allagata: al via gli interrogatori sulla morte di Domenico Caliendo
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Redazione Interno
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Un intoppo, paradossalmente quasi banale se rapportato alla complessità della vicenda giudiziaria, ha segnato l’avvio dell’udienza camerale che vede coinvolti i due chirurghi napoletani accusati di aver eseguito il trapianto sul piccolo Domenico Caliendo. L’aula inizialmente destinata al procedimento, la numero 116, si è presentata allagata a causa delle intense precipitazioni delle ultime ore, costringendo gli organi giudiziari a un rapido ripiego: lo spostamento in un’altra sezione del tribunale. È qui che il gip Sorrentino è chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di interdizione formulata nei confronti della cardiochirurga Emma Bergonzoni, assistita dal docente Vincenzo Maiello, e del collega Guido Oppido, difeso invece dai penalisti Vittorio Manes e Alfredo Sorge.
L’ombra del cuore bruciato e l’audizione della vice primaria
Mentre all’esterno delle aule si rincorrevano le voci sulle difficoltà logistiche, all’interno del nuovo Palazzo di Giustizia, nell’aula 715, si è consumata la prima parte di una giornata destinata a lasciare il segno nell’inchiesta per la morte del bambino, deceduto lo scorso 21 febbraio dopo un intervento di trapianto cardiaco rivelatosi fatale. La Procura ha proceduto con gli interrogatori preventivi, ascoltando in queste ore Emma Bergonzoni, figura centrale in qualità di vice del primario Guido Oppido. Fu proprio Oppido, va ricordato, a eseguire il delicato trapianto il 23 dicembre scorso presso l’ospedale Monaldi; un’operazione che, secondo quanto emerso dalle prime fasi dell’indagine, avrebbe celato anomalie legate ai tempi dell’espianto e alle condizioni dell’organo, poi finito al centro di accertamenti tecnici.
L’attesa fuori dall’aula e le parole strozzate del chirurgo
Mentre la Bergonzoni rendeva le proprie dichiarazioni dinanzi al pm, all’esterno dell’aula dove si discuteva la misura interdittiva la tensione si percepiva tangibile. Guido Oppido, giunto presso il Tribunale insieme ai suoi legali, ha mostrato tutto il peso di una vicenda che lo vede al centro di un’inchiesta delicatissima. Intercettato dai giornalisti nei pressi dell’ingresso, il chirurgo ha offerto uno spaccato umano che ha fatto da contraltare alle rigide procedure giudiziarie: «Come volete che stia?». La frase, pronunciata con voce rotta, è stata accompagnata da un invito – «Mettetevi nei miei panni» – che testimonia lo stato d’animo di chi si appresta a ricostruire minuziosamente il proprio operato, in particolare quella parte della cronologia legata all’orario dell’espianto e al successivo impianto.
L’inchiesta tra accertamenti e richieste di interdizione
L’udienza camerale, seppur rallentata dall’inconveniente dell’aula allagata, rappresenta un passaggio chiave nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli. La richiesta di interdizione avanzata dai magistrati – che riguarda tanto Oppido quanto la sua vice – mira a sospendere temporaneamente l’esercizio della professione medica per i due chirurghi, in attesa che vengano chiarite le dinamiche che hanno portato al fallimento del trapianto sul piccolo Domenico Caliendo. L’interrogatorio preventivo a cui si sta sottoponendo Bergonzoni in questo frangente, così come quello che verrà esteso al primario, è finalizzato a raccogliere elementi utili a definire i contorni di una vicenda in cui il confine tra errore medico e responsabilità penale appare ancora tutto da delineare. I difensori, da parte loro, hanno già annunciato la volontà di ricostruire punto per punto le fasi dell’intervento, cercando di dimostrare la correttezza delle procedure adottate nonostante l’esito tragico che ha sconvolto la famiglia del bambino e l’opinione pubblica.




