Torino impone lo stop ai diesel euro 5, smog supera i limiti per tre giorni
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Redazione Interno
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La cappa grigia, che da tempo caratterizza l'inverno torinese, è tornata a stringere la città in una morsa, costringendo l'amministrazione comunale a ripristinare i divieti alla circolazione. A partire da sabato 20 dicembre, e fino al successivo lunedì 22 compreso, il semaforo antismog è dunque scattato sull'arancione, il cosiddetto livello 1, a seguito del superamento, per tre giornate consecutive, della concentrazione media giornaliera di 50 microgrammi per metro cubo di polveri sottili PM10. Un dato, certificato dalle centraline dell'Arpa Piemonte, che non ammette esitazioni e che impone una risposta immediata, seppur temporanea, a un problema strutturale che periodicamente si ripropone con tutta la sua evidenza. Le polveri, quelle di diametro inferiore a 10 micron, sono infatti in grado di penetrare profondamente nell'apparato respiratorio, costituendo una minaccia concreta per la salute pubblica, fatto che rende le misure di contenimento non più procrastinabili.
Le restrizioni in vigore nel weekend
Le limitazioni, che si applicheranno senza eccezioni neppure durante i giorni festivi, colpiranno in particolare i veicoli con motore diesel, i cui scarichi sono considerati tra i principali responsabili delle emissioni di particolato. A essere banditi dalla circolazione nell'area delimitata dall'anello ferroviario, quindi, saranno tutti i diesel fino alla categoria Euro 5, i quali, nonostante rappresentino ancora una fetta significativa del parco auto circolante, dovranno rimanere fermi in garage. Una decisione che, inevitabilmente, influenzerà gli spostamenti nell'ultimo weekend di shopping natalizio, costringendo molti a ripensare la propria mobilità in favore di mezzi pubblici o veicoli a minore impatto ambientale, se non addirittura a rinunciare del tutto all'uso dell'auto privata.
Il monitoraggio costante dell'Arpa
La scelta del Comune di innalzare il livello di allerta si fonda interamente sui dati tecnici e previsionali forniti dall'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, la quale monitora costantemente la qualità dell'aria attraverso una rete di stazioni di rilevamento. È proprio la conferma scientifica del protrarsi di condizioni atmosferiche sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti, unite alle alte concentrazioni rilevate, a innescare il meccanismo dei divieti, previsto dal piano regionale per la qualità dell'aria. Un sistema, quest'ultimo, che cerca di conciliare l'urgenza sanitaria con le esigenze della cittadinanza, applicando restrizioni modulari e temporanee il cui termine è legato al miglioramento degli indici rilevati, in attesa di interventi più radicali e duraturi.
Un problema che va oltre l'emergenza
Sebbene le misure abbiano carattere d'urgenza, il fenomeno dello smog torinese travalica ampiamente la semplice contingenza meteorologica, affondando le sue radici in una complessa serie di fattori che spaziano dalla conformazione geografica della pianura, spesso priva di vento, alla densità del traffico veicolare e alle emissioni del riscaldamento domestico. Gli stop al traffico, per quanto necessari, rappresentano dunque solo una risposta parziale a un quadro generale che richiederebbe strategie di lungo periodo, investimenti sul trasporto pubblico e una riconversione progressiva del parco auto verso tecnologie meno inquinanti, senza le quali il ricorso ai blocchi sarà destinato a ripetersi ciclicamente ogni qualvolta le condizioni ambientali lo renderanno indispensabile.




