Pnrr, la Corte dei Conti fotografa i ritardi. A Siderno un caso virtuoso in Calabria

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, un'opportunità storica di rilancio per il Paese, si scontra con una realtà operativa complessa e disseminata di ostacoli, come emerge dai rilievi della Corte dei Conti. L'organo di controllo, nel suo ultimo referto, ha delineato un quadro nazionale in piena evoluzione, dove all'avanzamento finanziario non corrisponde sempre un'eguale capacità di spesa e realizzazione concreta sui territori. Un dato su tutti, emblematico, riguarda la quota dei pagamenti effettuati, che a livello nazionale si attesta sotto la soglia del 60% delle risorse disponibili, lasciando intravedere il concreto rischio di dover restituire fondi europei se le tempistiche non verranno rispettate. La situazione, di per sé intricata, assume toni ancor più critici in alcune regioni, dove le criticità si acuiscono fino a configurarsi, come è stato definito, uno "scenario da incubo".

La Calabria e il rischio miliardario

In Calabria, infatti, la percentuale di pagamenti raggiunge appena il 17%, la più bassa dell'intero territorio nazionale, un dato che suona come un campanello d'allarme per migliaia di progetti ancora fermi. L'ammontare delle risorse che potrebbero non essere utilizzate e, quindi, restituite all'Europa, è stimato in circa sette miliardi di euro, una cifra enorme che sottolinea le difficoltà in cui versano molti enti locali, spesso in seria crisi di capacità progettuale e tecnica. Il principio stabilito dalle normative europee, del resto, è chiaro e ineludibile: i fondi, una volta assegnati, devono essere spesi in coerenza con gli obiettivi concordati e nei tempi previsti. Il mancato raggiungimento di tali traguardi comporta, senza sconti, la restituzione delle somme non impegnate, un esito che vanificherebbe anni di lavoro preparatorio e le attese di intere comunità. A procedere con maggiore efficacia, secondo le analisi, sono spesso i grandi soggetti attuatori, mentre i Comuni, specialmente quelli di dimensioni più piccole, faticano non poco a tenere il passo delle scadenze.

Le voci dal territorio e l'appello per più tempo

La preoccupazione per queste scadenze stringenti è palpabile tra gli amministratori locali, i quali, pur riconoscendo il carattere strategico del Pnrr, ne denunciano l'eccessiva rigidità temporale. Andrea Marrucci, presidente di Ali Toscana, ha espresso con nettezza questo timore, dichiarando che senza una proroga dei termini molte opere rischiano di rimanere incompiute, vanificando così l'impegno profuso e le legittime aspettative dei cittadini. Un'estensione dei tempi, secondo molti, appare ormai come una condizione necessaria per trasformare quei progetti, ancora su carta, in cantieri aperti e, infine, in opere funzionanti. Questo appello, che risuona da più parti d'Italia, evidenzia come la macchina amministrativa abbia incontrato difficoltà fisiologiche nell'attuare un piano di dimensioni e ambizioni senza precedenti, la cui gestione richiede flessibilità e un continuo adattamento alle criticità che emergono.

Il faro di Siderno, un modello in controtendenza

In questo panorama a tinte fosche, tuttavia, non mancano esempi virtuosi che dimostrano come, con efficienza e visione, gli obiettivi possano essere centrati. È il caso del comune di Siderno, in provincia di Reggio Calabria, che la sindaca Maria Teresa Fragomeni ha presentato come un modello positivo di gestione. L'esperienza di Siderno, discussa anche nel corso di una trasmissione televisiva regionale, sta in controtendenza rispetto ai dati generali della regione, dimostrando che una corretta organizzazione e una solida progettualità possono permettere di intercettare e utilizzare le risorse del Pnrr. Questo caso, seppur isolato, serve a ricordare che le criticità, sebbene diffuse e serie, non sono insormontabili e che la partita del rilancio, nonostante tutto, è ancora aperta.

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