Vuelta, il sigillo di Vingegaard: vince in solitaria e certifica il trionfo
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Redazione Sport
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Jonas Vingegaard, che indossava la maglia roja da leader, ha firmato una delle sue imprese più significative nell’ultima e decisiva tappa montana della corsa spagnola, imponendosi con una superiorità che non ha lasciato spazio a repliche. Il campione danese della Visma-Lease a Bike ha staccato tutti i rivali sulla durissima salita finale della Bola del Mundo, un traguardo posto a oltre duemila metri di quota, aggiudicandosi in solitaria la ventesima frazione e, di fatto, apponendo il sigillo definitivo sulla sua vittoria nella classifica generale. Una prova di forza, la sua, che ha messo in luce – come spesso accade quando la competizione raggiunge i suoi gradi più estremi – la differenza sostanziale che separa un grande campione da semplici ottimi corridori.
L’azione decisiva si è consumata negli ultimi, strappanti chilometri dell’ascesa conclusiva, dove Vingegaard ha lanciato un attacco irresistibile al quale nessuno ha potuto rispondere con efficacia. A seguirlo, seppur a distanza, sono riusciti soltanto i suoi più diretti competitori, come il compagno di squadra Sepp Kuss e il britannico Tom Pidcock, i quali hanno però dovuto arrendersi all’ennesima dimostrazione di potenza e tattica. Dietro di lui, il crollo di Giulio Pellizzari, che pure aveva mostrato ottime qualità nelle giornate precedenti, ha rappresentato l’emblema di una tappa spietata, capace di selezionare in maniera brutale gli atleti. L’ordine d’arrivo, che ha visto sul podio della tappa Kuss e l’australiano Jai Hindley, riflette le gerarchie di una corsa che Vingegaard ha dominato senza mai mostrare un vero punto debole.
Questa vittoria alla Vuelta, la prima in carriera per il corridore danese, giunge a coronamento di un percorso di crescita che lo ha portato, negli ultimi anni, a primeggiare anche nel Tour de France. Due anni fa, dopo il suo secondo trionfo parigino, veniva celebrato da una folla immensa a Copenaghen, quasi fosse un eroe nazionale; oggi, con lo stesso piglio riservato ma determinato, ha chiuso un’altra grande corsa a tappe, dimostrando una versatilità e una profondità di condizione fuori dal comune. Il suo successo, del resto, non è giunto per caso o per un semplice scatto di reni, ma è il frutto di una preparazione meticolosa e di una capacità di lettura della gara che pochi altri possono eguagliare.




