Lorenzo Castellani: il referendum è stato un flop, ma la crisi democratica non c’entra
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Redazione Interno
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Abbassare il quorum per i referendum abrogativi, riducendolo dal 50% al 40%+1 degli aventi diritto al voto, sarebbe «una scelta populista». A sostenerlo è Lorenzo Castellani, storico e politologo della Luiss Guido Carli, secondo il quale una simile modifica rischierebbe di stravolgere l’equilibrio costituzionale. «Concedere a una minoranza della minoranza il potere di modificare leggi approvate dal Parlamento», spiega, «altererebbe il sistema della rappresentanza, che è il fondamento della nostra democrazia». Un’ipotesi che, sebbene avanzata da alcuni come soluzione all’astensionismo, rischia di produrre effetti distorsivi, svuotando ulteriormente il ruolo delle Camere.
D’altronde, il dato è incontrovertibile: l’affluenza non ha superato il 22%, trasformando la consultazione in un clamoroso flop. Ma la responsabilità, secondo Castellani, non è da attribuire a una presunta crisi democratica. Piuttosto, il problema risiede nella scelta dei temi e nella mancanza di una campagna convincente. «Se vota uno su tre, è sempre una sconfitta», osserva Stefano Bonaccini, presidente del Partito democratico, che però respinge l’idea di un azzardo. «Il Pd non ha promosso i referendum», precisa, «ma ha sostenuto l’iniziativa della Cgil, che ha voluto rispondere a un governo immobile su diritti, precariato e redditi».
Il nodo, però, rimane politico. Per Bonaccini, la sconfitta non va nascosta, ma deve servire a costruire un’alternativa credibile alla destra. Una linea che sembra scontrarsi con l’approccio di Elly Schlein, la segretaria del Pd accusata da più parti di non ammettere le sconfitte. «Il Pd è incapace di dire “ho perso”», afferma Ettore Rosato, vicesegretario di Azione, secondo cui la sinistra ha regalato al governo «una boccata d’ossigeno».




