Siria, Bashar al-Assad condannato a morte in contumacia per crimini di guerra

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Bashar al-Assad è stato condannato a morte in contumacia da un tribunale siriano per crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi durante i 14 anni di guerra in Siria. La decisione è arrivata martedì dalla Quarta Corte penale di Damasco, che ha riconosciuto l’ex dittatore colpevole di aver ordinato l’uccisione di civili, compresi bambini, oltre a torture e detenzioni illegali. La sentenza riguarda Assad e altri esponenti del precedente potere siriano e rappresenta uno dei passaggi giudiziari più significativi dopo la caduta del governo Assad avvenuta l’8 dicembre 2024.

Il procedimento ha coinvolto anche Maher al-Assad, fratello di Bashar, e altri sei rappresentanti del vecchio regime, condannati a morte in contumacia per omicidi, torture e crimini contro l’umanità. La decisione del tribunale di Damasco arriva al termine di un conflitto che ha provocato circa mezzo milione di morti e milioni di sfollati, con accuse rivolte al governo precedente per la repressione e le violenze commesse nel corso degli anni. La condanna riguarda quindi le responsabilità attribuite ai vertici del potere siriano durante il lungo periodo di guerra.

La sentenza di Damasco contro l’ex presidente siriano

La condanna a morte per Bashar al-Assad è stata emessa mentre l’ex leader siriano non si trova nel Paese e resta quindi una decisione pronunciata in assenza degli imputati. Secondo quanto riportato, Assad e suo fratello Maher si trovano in Russia, dove hanno ottenuto asilo, una circostanza che rende difficilmente eseguibile la sentenza nei loro confronti. La Siria ha inoltre chiesto l’estradizione alla Russia, collegando il procedimento giudiziario alla richiesta di consegna dei condannati.

La Quarta Corte penale di Damasco ha attribuito ad Assad la responsabilità per ordini che avrebbero portato all’uccisione di civili e alla pratica di torture e detenzioni illegali. La condanna si inserisce nel percorso giudiziario avviato dopo il crollo del suo governo, con il tribunale chiamato a valutare le accuse relative alle azioni compiute durante il conflitto siriano. Il provvedimento riguarda anche altri membri dell’apparato di potere che, secondo la sentenza, avrebbero avuto un ruolo negli omicidi e nelle violazioni contestate.

Il contesto della guerra in Siria e la caduta del regime Assad

La condanna di Bashar al-Assad arriva dopo una guerra durata 14 anni, un periodo segnato da un numero elevato di vittime e da un massiccio spostamento della popolazione. Il conflitto ha coinvolto diversi attori e ha portato alla fine del governo Assad con la caduta di Damasco l’8 dicembre 2024. Dopo quel passaggio, il tribunale siriano ha avviato il percorso che ha portato alla sentenza contro l’ex presidente e altri esponenti del suo sistema di potere.

Nel materiale relativo alla vicenda viene ricordato anche il ruolo delle proteste iniziate nel 2011 a Daraa, dove alcuni giovani avevano scritto uno slogan contro Assad prima che la situazione evolvesse in un conflitto molto più ampio. La repressione delle proteste e gli eventi successivi hanno segnato una fase centrale della storia recente della Siria, fino alla caduta del governo Assad e alle successive iniziative giudiziarie contro i rappresentanti del vecchio regime.

La condanna e le difficoltà legate all’esecuzione della pena

La sentenza emessa dal tribunale di Damasco stabilisce la pena capitale per Assad e per gli altri imputati condannati in contumacia, ma la presenza dei due fratelli in Russia rappresenta un ostacolo alla sua applicazione. Il procedimento giudiziario resta quindi legato anche alla richiesta di estradizione rivolta alle autorità russe. La decisione del tribunale segna un passaggio formale nel giudizio sulle accuse di crimini di guerra e contro l’umanità attribuite ai vertici del precedente governo siriano.

Il caso riunisce così le accuse relative a omicidi, torture, detenzioni illegali e repressione dei civili durante gli anni della guerra in Siria. La condanna a morte in contumacia di Bashar al-Assad e degli altri esponenti del vecchio potere rappresenta l’esito di un procedimento che riguarda le responsabilità attribuite alla leadership caduta nel dicembre 2024 e gli eventi che hanno caratterizzato il conflitto siriano.

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