Opel si rifà il look con Leapmotor: un suv elettrico made in Saragozza dal 2028

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Redazione Economia Redazione Economia   -   C’è un’operazione silenziosa, quasi invisibile ai più, che sta ridisegnando i confini dell’automotive europeo – o almeno quelli di Stellantis – e che adesso fa un passo avanti decisivo, concreto, quasi chirurgico. Il gruppo guidato da John Elkann (e nelle more della successione operativa di Carlos Tavares, che pure resta una figura centrale nell’architettura manageriale) ha deciso di alzare ulteriormente il tiro sulla collaborazione con la cinese Leapmotor, iniziata nell’ottobre del 2023 quando la multinazionale italo-francese-americana acquisì una partecipazione del 21% circa nel costruttore asiatico, diventandone il primo azionista. Da quel momento, come spesso accade in questi matrimoni tecnologici transnazionali, ci si è chiesti quali sarebbero stati i frutti tangibili. Adesso, una risposta arriva dall’insegna del fulmine, quella Opel che per decenni ha rappresentato la solida borghesia automobilistica tedesca e che ora si appresta a lanciare un nuovo suv elettrico di segmento C – parliamo del cuore del mercato europeo, insomma – utilizzando l’architettura della casa cinese.

La joint venture che diventa officina comune

La notizia è stata ufficializzata da un comunicato Stellantis, e a ben vedere non coglie di sorpresa chi segue il settore: già lo scorso 8 aprile circolavano indiscrezioni su trattative avanzate per utilizzare la piattaforma di Leapmotor su un modello a marchio Opel. Oggi quelle voci si trasformano in fatto. Il nuovo veicolo – un C-suv elettrico, quindi dalle dimensioni compatte ma con una vocazione decisamente familiare – sarà progettato e sviluppato internamente a Rüsselsheim, il quartier generale storico di Opel, ma poi verrà prodotto nello stabilimento di Figueruelas, vicino Saragozza, a partire dal 2028. Non un’operazione banale, considerando che Figueruelas è da anni una delle fabbriche più produttive del gruppo in Spagna e che, proprio lì, vengono assemblati modelli strategici come la Opel Corsa. Spostare l’assemblaggio di un nuovo suv elettrico su quella linea significa innestare una scommessa industriale non indifferente.

Perché proprio la piattaforma cinese

La scelta di ricorrere all’architettura di Leapmotor – una di quelle cosiddette “smart EV platforms” che i costruttori cinesi hanno imparato a ottimizzare in tempi record – risponde a una logica tanto brutale quanto efficace: accorciare i tempi di sviluppo. Perché, lo si dica pure senza giri di parole, il settore delle elettriche viaggia a ritmi che i vecchi cicli progettuali europei (cinque, sei, talvolta sette anni) non riescono più a sostenere. Leapmotor International, la joint venture partecipata da Stellantis al 51%, ha già dimostrato di saper portare modelli cinesi in Europa con risultati di vendita più che dignitosi; da qui a mettere la stessa tecnologia al servizio di un marchio storico come Opel il passo è stato breve. Ecco che allora il nuovo suv, che dovrebbe arrivare nei concessionari nel 2028 (quindi tra poco più di due anni, se i conti temporali non ingannano), nasce da questa commistione: il disegno, le specifiche di prodotto e l’ingegnerizzazione finale restano tedeschi, ma la piattaforma, le batterie e l’elettronica di potenza derivano dalla scuola cinese che in meno di un decennio ha ribaltato gli equilibri globali.

Un’alleanza che si allarga, senza clamori

Quel che colpisce, in questa storia, è la gradualità con cui Stellantis sta tessendo la sua tela orientale. Non un annuncio fragoroso, ma una serie di tasselli che si incastrano l’uno nell’altro: prima l’acquisizione della quota, poi l’avvio della joint venture per l’importazione, adesso la prima sinergia diretta tra un brand occidentale del gruppo (Opel, appunto) e la tecnologia Leapmotor. E chissà che non seguano altri marchi del portafoglio, magari in segmenti diversi. Il comunicato Stellantis parla di “migliorare l’offerta commerciale in Europa”, una frase che suona quasi burocratica, ma che dietro di sé nasconde una mossa precisa: non subire passivamente la concorrenza cinese, bensì cavalcarla, inrarla, renderla un vantaggio. Per Opel, che nel corso degli ultimi anni ha già completato la transizione a marchio totalmente elettrico in alcuni mercati (seppure con alti e bassi), questo C-suv rappresenta un’occasione per non restare indietro proprio nel momento in cui la domanda di auto a batteria inizia a mostrare segni di stanchezza.

La produzione a Figueruelas, peraltro, evita il rischio di conflitti doganali o politici: il suv sarà europeo a tutti gli effetti, pur basandosi su una piattaforma progettata altrove. I rumors dei mesi scorsi – quelli che indicavano in questa soluzione la via più praticabile per aggirare le barriere commerciali – si rivelano dunque fondati. Resta da vedere come il mercato accoglierà il prodotto tra due anni, ma per ora Stellantis e Leapmotor mettono un altro mattone in una parete che, dal 2023 a oggi, si fa sempre più spessa.

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