Prestiti in crescita e tassi in calo: l’Abi racconta un marzo positivo per famiglie e imprese

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il quadro che emerge dall’ultimo rapporto mensile dell’Abi, quello riferito a marzo, dipinge un sistema bancario italiano in una fase di lenta ma costante ripresa del credito, nonostante le tensioni internazionali – ancora non pienamente inCorporate nei numeri – legate al conflitto in Iran. L’ammontare complessivo dei prestiti erogati a imprese e famiglie ha infatti raggiunto quota 1.299 miliardi di euro, segnando un incremento del 2,4% su base annua: un’accelerazione rispetto al già positivo +2,2% registrato a febbraio. Si tratta, spiega l’associazione che riunisce le banche italiane, del dodicesimo mese consecutivo con il segno più, dopo la sostanziale stagnazione del marzo 2025. Un dato, quest’ultimo, che assume rilievo se letto in controluce: il ritorno ai livelli di prestito di novembre 2022, quando l’economia europea iniziava a scontare gli effetti della stretta monetaria, suggerisce una resilienza del comparto che molti analisti, solo un anno fa, avrebbero faticato a pronosticare.

Famiglie e imprese: due marce diverse sullo stesso sentiero di crescita

Se si disaggregano i numeri per tipologia di debitore, emergono traiettorie temporali differenti, entrambe comunque orientate al rialzo. Per le famiglie, ci troviamo di fronte al quindicesimo mese consecutivo di incremento dei prestiti – un dato che abbraccia principalmente mutui e credito al consumo – mentre per le imprese si tratta del nono mese utile consecutivo. Un’accelerazione, quella del segmento rate, che appare ancora più significativa se collegata al contesto dei tassi: le banche hanno infatti praticato a marzo un tasso medio sui nuovi finanziamenti alle aziende pari al 3,26%, in discesa dal 3,33% di febbraio. Un calo, seppur lieve, che alleggerisce il costo del debito per chi investe o gestisce la liquidità operativa.

Mutui sempre meno cari, ma il tasso medio complessivo resta stabile

Sul fronte dell’acquisto di abitazioni, la fotografia dell’Abi conferma la tendenza al ribasso già osservata nei mesi precedenti. Il tasso medio sulle nuove operazioni per la casa è sceso al 3,36% a marzo, dal 3,44% di febbraio. Una riduzione che, pur non essendo vertiginosa, rappresenta un segnale concreto per chi sta valutando l’accesso al credito fondiario in un mercato immobiliare ancora vivace, specialmente nei grandi centri urbani. Tuttavia – ed è una sfumatura che non va trascurata – il tasso medio praticato sul totale dei prestiti, cioè considerando anche le erogazioni sottoscritte negli anni precedenti e non solo quelle nuove, si è attestato al 3,98%, in linea con il mese di febbraio. Ciò significa che, mentre le nuove operazioni beneficiano di condizioni più favorevoli, lo stock complessivo del debito bancario continua a scontare tassi più alti fissati in epoca precedente.

Il nodo Iran e il giudizio dell’Abi: uno scenario ancora da scontare

L’associazione bancaria, nel commentare le statistiche di marzo, ha parlato espressamente di un quadro “positivo” e di uno “scenario di sviluppo del mercato bancario italiano”. Una valutazione che però arriva con una precisazione non secondaria: questi dati, ha precisato l’Abi, “ancora non scontano gli effetti della guerra in Iran”. Un avvertimento che, letto tra le righe, invita a non proiettare meccanicamente il trend attuale nei prossimi mesi. Il conflitto in Medio Oriente, con le sue potenziali ripercussioni sui prezzi dell’energia e sulle catene logistiche globali, potrebbe infatti modificare le decisioni di investimento delle imprese e la propensione al risparmio o all’indebitamento delle famiglie. Per ora, marzo ha consegnato numeri in miglioramento – con l’incremento dei prestiti più alto dal novembre 2022 – ma il vero banco di prova, avvertono fonti vicine al dossier, sarà il secondo trimestre dell’anno.

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