In chiesa e in piazza, il nuovo anno si apre all’insegna della pace

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre i venti di guerra continuano a soffiare in diverse parti del globo, e l’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump si appresta a gestire complessi dossier internazionali, in molte città italiane il primo weekend dell’anno si è colorato di iniziative per la non violenza. Un impegno che, come sottolineato dai promotori, non riguarda soltanto la cessazione dei conflitti armati, ma chiama in causa i comportamenti quotidiani, a partire dalla convivenza civile nelle strade, dove – viene fatto notare – servirebbe maggiore attenzione verso pedoni e ciclisti. L’invito a riflettere su questi temi è giunto anche dagli altari, con omelie che hanno posto l’accento sulla necessità di un impegno personale e collettivo, affidato alla protezione dei simboli religiosi.

Le parole dal pulpito e il ricordo delle vittime

Nella cattedrale di Lodi, durante la celebrazione per la Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, il vescovo Maurizio Malvestiti ha indicato nella figura mariana un modello di riferimento per il cammino dell’anno nuovo. “Dio ha scelto la sua creatura più bella per generare il suo disegno di salvezza”, ha affermato il presule, definendo Maria con il Titolo teologico più alto, quello di “Theotokos”. A lei, ai Santi e allo Spirito Santo, definito “creatore”, monsignor Malvestiti ha quindi affidato “la preghiera e l’impegno per la pace”, incoraggiando i fedeli a scegliersi un santo protettore per i mesi a venire. Un messaggio di speranza, il suo, che però non ignora le ombre del presente, richiamando implicitamente, attraverso la preghiera per la pace, le tragedie che affliggono numerose popolazioni.

Voci dai territori di conflitto e l’impegno nelle piazze

La dimensione internazionale della ricerca della pace ha trovato voce diretta a Pavia, dove alla Giornata per la pace nella chiesa del Carmine ha preso parte una studentessa palestinese. Ayah, originaria della Cisgiordania e ospite del Collegio Borromeo per un master in Cooperazione e sviluppo, ha condiviso una testimonianza cruda e necessaria. “Vengo da un luogo dove la parola pace non è astratta. È una parola che manca”, ha dichiarato, spiegando come l’esperienza di crescere in un contesto segnato dal conflitto insegni, suo malgrado, che “la violenza non risolve, che le armi non proteggono e che l’odio non costruisce un futuro”. Dopo la riflessione in chiesa, la sua voce si è unita a quella di altri partecipanti in una marcia silenziosa fino al Duomo, in un corteo che ha simbolicamente attraversato la città. Analoga mobilitazione si è verificata a Modena, dove si è tenuta la seconda edizione della Marcia per la Pace, con cittadini, associazioni e volontari riuniti per promuovere solidarietà. “Essere qui oggi significa dare un segnale di non violenza e pace”, ha osservato uno degli organizzatori, Eugenio Santi, sottolineando l’impossibilità di restare indifferenti di fronte alle sofferenze del mondo.

L’appuntamento conclusivo sotto lo slogan del disarmo

La settimana di iniziative, apertasi il primo gennaio con la Giornata Mondiale della Pace – ricorda del resto il vescovo di Piacenza, Adriano Cevolotto, nella sua omelia di inizio anno – trova il suo epilogo nell’appuntamento in programma nel capoluogo emiliano. Qui, domani, sabato 3 gennaio, è infatti prevista la camminata “Dalla parte delle vittime. Disarmati e disarmanti”, promossa dal coordinamento “Europe for Peace”. Lo slogan scelto riecheggia volontariamente le parole pronunciate da papa Leone XIV dal loggiato di San Pietro, che invocavano “una pace disarmata e disarmante”. Il ritrovo per i partecipanti è fissato alle ore 16 in Piazza Cavalli, da dove il corteo si snoderà per le vie del centro, in un momento di raccoglimento pubblico che intende porre al centro la memoria delle vittime di ogni guerra e la proposta di un disarmo non solo materiale, ma anche degli animi.

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