Omicidio di Zoe, l'avvocata di Alex Manna: “L'accusa non è femminicidio. È distrutto, chiede scusa”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un messaggio di scuse, carico di un peso che appare incalcolabile, è stato affidato stamane all'avvocato difensore dall'unico imputato per la morte di Zoe Trinchero. Alex Manna, il ventenne che ha confessato di aver ucciso la diciassettenne a Nizza Monferrato, ha fatto pervenire alla famiglia della vittima, tramite il suo legale Patrizia Gambino, una richiesta di perdono. La consegna di queste poche parole è avvenuta al termine di un'udienza di convalida del fermo, celebrata nel carcere di Alessandria innanzi al gip Aldo Tirone e al pm Giacomo Ferrando, udienza durante la quale l'indagato ha poi esercitato il diritto di non rispondere.

Il quadro giudiziario e la strategia difensiva

La posizione di Manna, che ha dichiarato di aver colpito a pugni la giovane amica per poi disfarsi del in un canale, rimane dunque cristallizzata nella sua confessione iniziale. Un gesto, quello dell'abbandono del cadavere, che potrebbe assumere un rilievo penale ancor più severo in base agli esiti dell'autopsia, il cui incarico è stato formalizzato proprio oggi. I medici legali dovranno infatti stabilire, analizzando i polmoni della vittima, se Zoe Trinchero abbia esalato l'ultimo respiro prima o dopo essere finita nelle acque del corso d'acqua, circostanza che aprirebbe la porta all'ipotesi di omissione di soccorso. La difesa, dal canto suo, pur ammettendo la responsabilità del proprio assistito nel causare la morte, sembra voler impostare una linea che vada al di là delle categorie giuridiche più immediate. L'avvocata Gambino, infatti, ha voluto chiarire che la contestazione che si prospetta non rientra nel reato di femminicidio, sottolineando come la dinamica, pur tragica, non nascerebbe da una relazione sentimentale o da motivi di possesso tipicamente associati a quella fattispecie. Un punto, questo, che verrà certamente sviluppato nel prosieguo dell'iter processuale.

La ricostruzione dei fatti e l'impatto sociale

La vicenda, che ha sconvolto una piccola comunità piemontese, aveva inizialmente generato un'ondata di sdegno e sospetti mal diretti, focalizzandosi su un altro giovane che si era trovato, suo malgrado, al centro di voci infondate e di una pericolosa caccia all'uomo. La confessione di Manna, un italiano coetaneo della vittima, ha bruscamente corretto il tiro della rabbia collettiva, spostando il crudo focus sul movente. Quello che emerge, e che le indagini dovranno confermare nei dettagli, è l'immagine di una lite scatenata da un rifiuto, secondo il copione purtroppo consueto in cui la volontà di una donna viene annullata dalla violenza di un uomo. Una vita spezzata a soli diciassette anni, quella di Zoe, i cui progetti e le cui speranze sono stati brutalmente interrotti in una notte di fine settimana.

Le prossime tappe dell'inchiesta

Ora la macchina della giustizia procede lungo il suo binario tecnico e inesorabile. Oltre agli esiti dell'autopsia, che saranno determinanti per il quadro accusatorio, gli investigatori sono al lavoro per ricostruire ogni singolo minuto di quella sera, confermare le dichiarazioni rese e chiarire ogni aspetto residuale. Il silenzio scelto da Alex Manna dopo le prime ammissioni rende ancor più cruciale il lavoro sulla scena del crimine e sulle prove materiali. Il giovane resta in carcere, in attesa dei prossimi passi decisi dal magistrato che coordina le indagini, mentre la famiglia di Zoe Trinchero si confronta con un lutto assurdo e irreparabile, al quale le scuse dell'omicida, per quanto formalmente presentate, non possono offrire alcun reale conforto.

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