La difesa di Alex Manna chiede una perizia psichiatrica per fare luce sulla morte di Zoe Trinchero
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La strategia processuale per Alex Manna, il diciannovenne reo confesso dell'omicidio di Zoe Trinchero, la ragazza di diciassette anni trovata senza vita in un canale a Nizza Monferrato, nella notte tra il 6 e il 7 febbraio, comincia a prendere forma attraverso le richieste dei suoi legali. L'avvocato Rocco Giuseppe Iorianni, che assiste il giovane insieme alla collega Patrizia Gambino, ha annunciato l'intenzione di depositare un'istanza per una perizia psichiatrica, volta ad accertare la capacità di intendere e di volere di Manna nel momento in cui, dopo una violenta lite, la ragazza finì nelle acque del rio -1-4. La difesa, nel dettaglio, punta a ottenere non solo una valutazione clinica dello stato mentale del loro assistito, ma anche una ricostruzione tecnica e approfondita della dinamica dei fatti, nella convinzione che gli elementi oggettivi possano ridisegnare i contorni della vicenda.
Il nodo centrale attorno al quale ruota l'azione difensiva è rappresentato dalle reali condizioni di Zoe quando cadde nel corso d'acqua. Secondo quanto riportato dallo stesso Iorianni, la ragazza sarebbe stata ancora in vita in quel fr frangente, un dettaglio, questo, che potrebbe portare a un diverso inquadramento giuridico del reato. “L'ho lasciata cadere”, avrebbe detto Manna ai inquirenti, e da questa affermazione i legali vogliono partire per verificare la corrispondenza tra le dichiarazioni autoaccusatorie e la realtà scientifica, cercando di comprendere se ci fu dolo diretto o se, invece, si possa ipotizzare la preterintenzionalità -1-10. I primi accertamenti peritali, a loro avviso, non avrebbero ancora fornito risposte definitive sulla presenza di un'intenzione omicida chiara, lasciando aperto uno spiraglio per una riconsiderazione dei capi d'imputazione che, attualmente, per la Procura di Alessandria sono quelli di omicidio aggravato dai futili motivi e non di femminicidio -3-9.
Non si tratta, però, di una mera questione tecnica legata alla riclassificazione del reato. La difesa, infatti, solleva interrogativi che toccano il cuore stesso della ricostruzione degli eventi di quella notte. Iorianni ha sottolineato come sia necessario riascoltare tutti i ragazzi del gruppo di amici, sia quelli di Alex che quelli di Zoe, e valutare con attenzione le posizioni di ciascuno durante le fasi immediatamente successive alla caduta del nel Rio Nizza. Emergerebbero, secondo il legale, elementi che potrebbero rendere la posizione del suo assistito “diversa e affievolita”, soprattutto alla luce delle dichiarazioni rese da due amici del ragazzo, finiti nel registro degli indagati con l'ipotesi di favoreggiamento per un presunto depistaggio delle indagini -2-8. Il riferimento è alle iniziali dichiarazioni di Manna, che accusò un uomo di colore, il quale rischiò addirittura il linciaggio, e su cui la difesa chiede ora di fare piena luce per capire se quell'idea sia partita esclusivamente da lui o se altri possano aver avuto un ruolo nel tentativo di sviare le indagini -1.
Mentre il lavoro investigativo prosegue, anche attraverso gli accertamenti tecnici dei Ris di Parma sugli indumenti delle due giovani vite spezzate, il dolore della famiglia di Zoe rimane uno sfondo costante e lacerante. I genitori della diciassettenne, Fabio Trinchero e Maria Angela Auddino, assistiti dai legali Fabrizio Ventimiglia e Marco Giannone, hanno trovato la forza di parlare in televisione, raccontando lo strazio e l'incredulità per quanto accaduto, descrivendo una figlia che, a loro dire, non era interessata ad Alex e che con lui non aveva alcuna relazione sentimentale -1-2. Un quadro, quello della dinamica affettiva tra i due giovani, che appare ancora sfumato ma che gli inquirenti stanno cercando di definire ascoltando amici e conoscenti, nella speranza di ricostruire la catena di eventi che ha portato a un epilogo tanto drammatico.




