Direzione Pd, il richiamo alla linea unica di Schlein e l'astensione di una minoranza ridotta
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Redazione Interno
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La riunione della direzione nazionale del Partito Democratico, attesa e dibattuta, si è conclusa con un esito che, al di là delle quattro ore di confronto serrato, delinea con chiarezza gli equilibri interni. La segretaria Elly Schlein, nel chiudere la propria relazione, ha posto l'accento con forza sull'unicità della traiettoria politica del partito, affermando come "si possa essere d’accordo o no, ma è sbagliato dare fuori l’idea che il partito abbia linee diverse, perché ne ha una sola". Una dichiarazione, questa, che ha catalizzato il dibattito successivo, finendo per diventare il fulcro attorno al quale sono ruotate le critiche e le preoccupazioni espresse dalla componente minoritaria.
Le rimostranze dei riformisti su toni e strategia
Quella minoranza, che pure ha trovato spazio per esporre le proprie rimostranze, ha sollevato questioni di non poco conto, toccando diversi nervi scoperti. L'agibilità interna, percepita da alcuni come limitata, è stata uno dei temi caldi, insieme a una certa durezza dei toni registrata durante la campagna per i referendum e ad alcuni scivoloni, definiti pericolosi, sul versante dell'antisemitismo. A questo si è aggiunta la critica di fondo sulla carenza di una proposta di governo credibile e articolata, con il rischio concreto, secondo i riformisti, che la disposizione unitaria del partito possa finire, paradossalmente, per avvantaggiare il Movimento 5 Stelle nello scenario politico. Non è mancato, nel corso del dibattito, un riferimento al quadro internazionale, con la guerra in Ucraina e il rapporto con gli Stati Uniti, ora guidati da Donald Trump, che hanno trovato spazio nell'analisi della segretaria.
Il voto di astensione e l'ordine del giorno sugli Stati Uniti d'Europa
Le distanze, come emerso chiaramente, restano e non sono di poco momento. Tuttavia, secondo una tradizione consolidata nel partito, la frattura è stata temporaneamente ricomposta attraverso un meccanismo di mediazione. La minoranza riformista ha infatti scelto di astenersi sul voto riguardante la relazione della segretaria, evitando così un voto contrario plateale. In cambio, ha ottenuto l'accoglimento di un proprio ordine del giorno che esprime sostegno al progetto degli Stati Uniti d'Europa. Questo compromesso ha permesso di arrivare a un esito formale che vede la relazione di Schlein approvata con una maggioranza larghissima di 162 voti favorevoli, contro soli 11 astenuti.
Una destra di partita sempre più esigua
Proprio quel numero, undici, diventa il simbolo della condizione in cui versa l'area di destra interna al partito. Un gruppo ormai ridotto a una esigua rappresentanza, che pure mantiene le proprie posizioni critiche, soprattutto su temi sensibili come il rapporto con la magistratura, ma che appare sempre più a disagio e in difficoltà nel determinare gli orientamenti generali. La metafora letteraria dei "Dieci piccoli indiani", benché usata con la precisazione di non voler evocare alcuna eliminazione fisica ma solo un progressivo ridimensionamento numerico, rende l'idea di una componente politica che si sente assediata e in via di contrazione. Il risultato della direzione, in definitiva, segna un momento di consolidamento per la leadership della segretaria, che esce dall'assise con una linea dichiarata unica e un consenso amplissimo, mentre la minoranza, pur avendo ottenuto una formale apertura su un tema simbolico, conferma la sua marginalizzazione all'interno degli equilibri dem.




