Prezzi delle sigarette in aumento il 27 gennaio, i rincari colpiscono Camel e altri marchi
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Redazione Interno
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I fumatori si apprestano ad affrontare un nuovo scossone al portafoglio, poiché da martedì 27 gennaio entra in vigore la seconda tranche di aumenti sul prezzo delle sigarette, un intervento fiscale già delineato dalla legge di Bilancio e finalizzato ad incrementare le entrate erariali. Tale misura, che segue di pochi giorni il rincaro di alcuni marchi del gruppo Philip Morris, rappresenta un ulteriore passo in quella che molti osservatori definiscono una strategia troppo timida, la quale, sebbene generi gettito, fatica a modificare in profondità le consolidate abitudini dei consumatori. Lo Stato, del resto, mira a incassare somme sempre più cospicue: si parla, complessivamente, di un introito annuo che sfiorerebbe i 16 miliardi di euro, un fiume di denaro che scorre dalle tasche dei cittadini alle casse pubbliche, sebbene una parte consistente resti saldamente nelle mani delle multinazionali del tabacco.
I dettagli dei nuovi listini
Dopo che le Marlboro, insieme ad altri brand come Chesterfield e Merit, hanno già visto il loro prezzo salire a 6,80 euro, è ora il turno delle Camel, che con un rincaro di 30 centesimi raggiungeranno la soglia di circa 6,30 euro per pacchetto. Un incremento che, se sommato al precedente, delinea un quadro di costi progressivamente più onerosi, i quali tuttavia non sembrano ancora allinearsi alle raccomandazioni di chi, dal mondo scientifico, spinge per politiche più aggressive. Questi aggiustamenti, per quanto significativi, appaiono infatti distanti dalla proposta di alcuni esperti, i quali suggerirebbero aumenti ben più sostanziali – fino a 5 euro supplementari – estesi anche ai prodotti da inalazione di nicotina, come le sigarette elettroniche e il tabacco riscaldato, nella convinzione che solo shock di prezzo di tale portata possano davvero tradursi in un beneficio per la salute pubblica.
La posizione della comunità medico-scientifica
A rafforzare questa tesi intervengono autorevoli voci del settore oncologico, le quali sottolineano come il fumo non sia un fattore di rischio esclusivo per i tumori, ma sia strettamente correlato a una vasta gamma di patologie, da quelle cardiovascolari a quelle respiratorie. Massimo Di Maio, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), ha recentemente ribadito, in un incontro con la stampa, che “evitare il fumo è sicuramente un investimento in salute”, un concetto che trascende la semplice prevenzione tumorale per abbracciare un più ampio benessere individuale. Le sue dichiarazioni si inseriscono nel solco di una campagna per una legge di iniziativa popolare, mirata proprio a imporre quei rincari strutturali che l’attuale manovra fiscale sembra solo sfiorare.
Il contesto più ampio delle concessioni statali
Parallelamente alla vicenda del tabacco, e sempre a partire dalla prossima settimana, il governo avvierà una riforma del sistema dei giochi d'azzardo legali, un settore che si basa sull’assegnazione di concessioni pubbliche a operatori privati e che rappresenta un’altra miniera di entrate, sebbene caratterizzata da un rapporto fra volume d’affari e gettito per lo Stato piuttosto squilibrato. Nel 2024, infatti, il giro d’affari complessivo ha superato la cifra monumentale di 157 miliardi di euro, ma di questa montagna di denaro solo una frazione, pari a 10,4 miliardi, è effettivamente confluita nell’erario. Un dato che, se messo a confronto con gli introiti delle accise sul tabacco, offre uno spaccato delle complesse politiche fiscali su beni cosiddetti “voluttuari”, le quali devono costantemente bilanciare esigenze di cassa, tutela della salute e regolamentazione di settori economici sensibili.




