Roma, fibrillazione al corteo del 25 aprile: strappate le bandiere dell'Ucraina ai radicali tra spray urticante e accuse incrociate
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Redazione Interno
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L’81esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo si è aperto nella Capitale con una scena paradossale che ha trasformato il rito della memoria in un Corpo a corpo ideologico. Prima ancora che il corteo organizzato dall’Anpi iniziasse a snodarsi tra Porta San Paolo e il parco Schuster, militanti della Rete dei Comunisti e del collettivo giovanile Cambiare Rotta hanno preso di mira la delegazione di Radicali italiani e +Europa. Quest’ultima si era presentata sul posto esponendo, senza alcuna volontà provocatoria a guardarla bene, le bandiere dell’Ucraina e della Palestina; un gesto che per gli aggressori equivaleva a una dichiarazione di guerra simbolica.
La dinamica dell’episodio è stata violentemente diretta: mentre alcuni contestatori urlavano “Fuori i fascisti dal corteo” – una accusa che, nella loro narrativa, equipara il governo di Kiev a un “regime nazigolpista” – altri hanno afferrato i vessilli gialloblù strappandoli dalle mani dei manifestanti. Il presidente di +Europa, Matteo Hallissey, si è ritrovato al centro della mischia; a suo dire, gli è stato spruzzato spray al peperoncino a distanza ravvicinata, un’aggressione che gli ha causato problemi temporanei alla vista e ha reso necessario il trasporto in un centro oftalmologico. Né è mancato l’uso di spray urticante anche nei confronti di alcuni operatori delle forze dell’ordine in borghese, intervenuti per separare le due fazioni.
Tra bandiere incendiate e polemiche trasversali, la giornata della memoria si macchia di violenza politica
Non è stato solo un episodio di ordinaria tensione, quello che si è consumato nella mattinata del 25 aprile, ma uno spaccato delle fratture che attraversano oggi l’antifascismo militante. La ricostruzione fornita dagli stessi radicali parla di una delegazione accolta con spintoni e insulti ancor prima che potesse disporsi in ordine di sfilata; alcune bandiere, secondo quanto riferito da fonti presenti sul posto, sarebbero state addirittura incendiate. Una violenza che appare tanto più stridente se calata nel contesto di una giornata dedicata alla Resistenza, in cui la pluralità delle voci dovrebbe rappresentare una regola non scritta.
La questura ha confermato l’intervento degli agenti per riportare la calma nell’area, allontanando i gruppi più oltranzisti. Per Hallissey, che si è trattenuto a lungo sotto cure mediche, l’accusa è pesante: “È inammissibile che in una festa come quella della Liberazione ci sia spazio per gruppi violenti incapaci di tollerare la diversità”. D’altro canto, i manifestanti della Rete dei Comunisti non hanno mai nascosto la loro posizione ideologica: considerano l’Ucraina di Zelensky una pedina dell’imperialismo occidentale e, di conseguenza, chi ne espone la bandiera – anche in una piazza antifascista – un estraneo da rimuovere.
Non solo radicali: spari ad aria compressa contro una coppia di iscritti all’Anpi nel dopocorteo
Se l’aggressione verbale e fisica ha riguardato esponenti di +Europa, il momento più allarmante della giornata è arrivato a manifestazione ormai conclusa, nelle prossimità del parco Schuster. Una coppia di coniugi, entrambi riconoscibili per il fazzoletto tricolore dei partigiani al collo, è stata avvicinata da un uomo su uno scooter di colore chiaro. Il conducente, protetto da un casco integrale e vestito con una giacca di tipo militare, ha esploso alcuni colpi con una pistola ad aria compressa prima di dileguarsi in strada.
I proiettili hanno raggiunto l’uomo al volto e al collo e la donna alla spalla; fortunatamente, trattandosi di pallini non letali, i due hanno riportato solo escoriazioni sanguinanti. Il personale del 118 è accorso prontamente, mentre la Digos ha avviato i rilievi del caso. Non è chiaro, al momento, se l’aggressione sia stata mirata – magari per la loro affiliazione all’Anpi – oppure sia frutto di un teppismo senza movente politico. Quel che è certo è che la cronaca del 25 aprile 2026 registra due feriti e due anime contrapposte della stessa piazza.
Il corteo ufficiale tra autorità e striscioni, mentre le forze dell’ordine cercano di isolare gli estremismi
In netto contrasto con queste scene di guerriglia urbana, la manifestazione principale si è svolta lungo un percorso tradizionale. In testa al corteo campeggiava il sindaco Roberto Gualtieri insieme al segretario della Cgil Maurizio Landini, mentre uno striscione con la scritta “80 anni di Repubblica antifascista” dominava il palco allestito al parco Schuster. Le autorità hanno cercato di mantenere il controllo della situazione, allontanando i gruppi più radicali subito dopo l’aggressione ai radicali, ma la sensazione – condivisa da molti osservatori – è che la celebrazione sia stata offuscata da una spirale di insofferenza reciproca.
Non ci sono state dichiarazioni ufficiali da parte degli organizzatori dell’Anpi riguardo alla cacciata dei militanti di +Europa; un silenzio che ha fatto storcere il naso ad alcuni esponenti del centrosinistra. Quel che emerge dai fatti, al netto delle propaganda incrociate, è la fotografia di un Paese in cui i simboli della Resistenza vengono letti attraverso la lente dei conflitti contemporanei: chi sventola la bandiera ucraina viene tacciato di fiancheggiare l’imperialismo, chi contesta questa visione viene accusato di essere un “fascista rosso”. In mezzo, restano i fatti: bandiere strappate, spray negli occhi e pallini che feriscono due cittadini inermi.




