Trump spinge per un accordo diretto con Mosca, Kiev ai margini

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La diplomazia per la guerra in Ucraina sta imboccando una svolta decisiva, che rischia di lasciare il paese attaccato in una posizione di sostanziale esclusione. L’amministrazione Trump, come è emerso con chiarezza dalle recenti dichiarazioni del presidente stesso, sta infatti lavorando a un’intesa diretta con il Cremlino, la quale, sebbene non esplicitamente delineata, sembra prospettare una pace i cui termini verrebbero definiti dalle due potenze maggiori. "Penso che ci arriveremo", ha affermato Trump riguardo a un possibile cessate il fuoco, aggiungendo in un altro passaggio, che ha suscitato non poche perplessità, come l’Ucraina "potrebbe vincere, ma non credo che accadrà". Dichiarazioni che, nel loro insieme, dipingono un quadro in cui gli interessi di Kiev appaiono subordinati a un più ampio disegno negoziale tra Washington e Mosca.

Il telefono che prepara il terreno

A confermare l’intensità dei preparativi è stato il colloquio telefonico intercorso tra il segretario di Stato americano Marco Rubio e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, i quali hanno discusso, secondo quanto riportato, "dei possibili passi concreti per attuare gli accordi raggiunti durante la telefonata del 16 ottobre tra Vladimir Putin e Donald Trump". Un dialogo di alto livello che, bypassando i canali tradizionali, sta tessendo la trama per il prossimo atto: un vertice faccia a faccia tra i due presidenti, che si ritiene potrebbe tenersi a Budapest. Sebbene il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov abbia precisato che "non ci sono date precise" per l’incontro, sottolineando come "né il presidente Trump né il presidente Putin abbiano indicato un calendario", l’orizzonte sembra comunque quello di un appuntamento imminente, forse nel giro di un paio di settimane, al quale è improbabile che partecipino i leader europei.

Le ombre sulle trattative e il prezzo da pagare

Proprio l’assenza di dettagli ufficiali alimenta un clima di sospetto e di attesa, nel quale si inseriscono le smentite e i messaggi contraddittori che provengono dalle diverse parti. Trump, ad esempio, ha categoricamente negato di aver mai discusso con Putin della questione del Donbass, nonostante le indiscrezioni che indicavano proprio in quella regione, con la sua annessione definitiva, la contropartita richiesta dalla Russia per porre fine alle ostilità. Tuttavia, il presidente americano ha lanciato un monito molto netto, indirizzato chiaramente a Volodymyr Zelensky, parlando della possibilità di un "accordo tra Ucraina e Russia" e, in caso contrario, di un "prezzo alto da pagare". Un’espressione che delinea i confini di una scelta obbligata per Kiev, la quale si troverebbe a dover accettare condizioni pesanti per evitare conseguenze ancor più gravi.

Lo scenario energetico e il nuovo contesto strategico

Mentre la partita diplomatica prosegue il suo corso, con mosse e contromosse che ricordano una complessa scacchiera, altri elementi si intrecciano alla vicenda principale, modificando ulteriormente lo scenario. L’Unione Europea, da un lato, ha confermato l’obiettivo di porre fine alle importazioni di gas russo entro il 2027, una decisione che avrà ripercussioni di lunga durata sugli equilibri economici del continente. Dall’altro lato, la Russia sta valutando l’introduzione di ulteriori incentivi fiscali per le sue raffinerie di petrolio, un segnale di come Mosca si stia preparando a lunghe tensioni e a un riassetto dei suoi mercati di esportazione. Sono tutti tasselli di un puzzle più grande, nel quale la guerra in Ucraina rappresenta solo il epicentro di una trasformazione geopolitica i cui esiti sono ancora tutti da scrivere.

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