Monaldi, il legale di Domenico chiede 10 milioni per altri tre bimbi morti: “Erano tutti pazienti di Oppido”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il quadro giudiziario che avvolge l’ospedale Monaldi di Napoli si è ulteriormente aggravato con l’annuncio, da parte dell’avvocato Francesco Petruzzi, di tre nuove richieste di risarcimento. Il legale, che assiste la famiglia del piccolo Domenico Caliendo – il bambino deceduto il 21 febbraio scorso dopo un drammatico e fallito trapianto di cuore – ha comunicato di essere in procinto di formalizzare istanze di “componimento bonario” per una cifra complessiva di circa 10 milioni di euro. Queste richieste, ha spiegato, riguardano la morte di altri tre pazienti pediatrici avvenuta nella stessa struttura. A rendere particolarmente significativo l’allargamento del fronte giudiziario è il dettaglio relativo al professionista coinvolto: secondo quanto dichiarato dal legale, tutti e tre i piccoli pazienti per i quali si procederà con le nuove istanze erano stati seguiti dal cardiochirurgo Guido Oppido, lo stesso finito al centro dell’inchiesta per il trapianto sul piccolo Domenico e attualmente indagato anche per falso nella cartella clinica.

Le tre istanze e il nesso con le infezioni nosocomiali

Le procedure risarcitorie, che si sommano a quella già avanzata per il decesso di Domenico (pari a 3 milioni di euro e anch’essa oggetto di un acceso scambio tra la difesa e la direzione dell’azienda ospedaliera), trovano il loro fondamento in cause di morte che l’avvocato Petruzzi riconduce a una specifica matrice patologica. Il legale ha infatti precisato che i decessi di questi tre bambini, verificatisi in un arco temporale che si snoda tra il 2021 e il 2023, sarebbero stati determinati da un’infezione da batterio nosocomiale; uno di loro, in particolare, era stato sottoposto a un trapianto di cuore analogamente a quanto accaduto al piccolo Domenico. Dettagli emergono sulle identità di questi piccoli ex pazienti: si tratta di una bambina nata il 29 settembre 2020, trapiantata nell’agosto del 2021 e deceduta nel marzo del 2023; di un’altra neonata, morta nell’aprile del 2021; e di un bambino, sottoposto a intervento di cardiochirurgia, nato nel settembre del 2021 e deceduto nell’agosto del 2022. La decisione di presentare queste nuove istanze di “componimento bonario” rappresenta una strategia legale volta a scindere il profilo risarcitorio civile, che insiste sulla responsabilità contrattuale della struttura ex lege 24/2017, da quello penale che vede indagati i singoli professionisti.

Il clima di scontro tra difesa e direzione del Monaldi

Intanto, il clima tra la parte civile e la dirigenza dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, cui fa capo il Monaldi, resta teso. Nei giorni scorsi, l’avvocato Petruzzi aveva reso pubblica una lettera aperta in cui denunciava il “silenzio” dell’ospedale rispetto alla richiesta di dialogo per il risarcimento legato a Domenico, descrivendo l’atteggiamento della struttura come “indifferente, opaco, istituzionalmente sordo”. A irritare ulteriormente la difesa, aveva contribuito la circostanza – rivelata nella stessa missiva – secondo cui, mentre la proposta stragiudiziale restava inevasa, la direzione si era fatta viva con i genitori per invitarli a piantare un albero in memoria del figlio, un gesto percepito dal legale come un mero tentativo di riabilitazione dell’immagine pubblica (“maquillage istituzionale”).

La replica dell’azienda non si è fatta attendere. La direttrice generale Anna Iervolino ha chiarito che la proposta di risarcimento da 3 milioni, arrivata il giorno dopo il funerale, era stata qualificata come “riservata” e formulata in termini “dichiaratamente non negoziabili”, aggiungendo che la valutazione richiede approfondimenti tecnico-legali legati al procedimento penale ancora in fase preliminare. L’avvocato Petruzzi ha ribattuto prontamente, sostenendo di aver rispettato la riservatezza nella lettera aperta e che a essere stato reso pubblico non era il contenuto della proposta, ma il silenzio opposto dall’azienda, rimarcando la volontà di procedere per vie legali qualora non si addivenga a un accordo.

Il fronte giudiziario: indagini per falso e orari contestati

Sul versante strettamente penale, le indagini coordinate dalla Procura di Napoli continuano a serrare il cerchio sulla condotta dei sanitari coinvolti nell’intervento del 23 dicembre, che ha portato al trapianto di un cuore danneggiato durante il trasporto da Bolzano. Oltre all’ipotesi di omicidio colposo, per i medici Guido Oppido ed Emma Bergonzoni (secondo operatore dell’équipe) è stata formalmente richiesta l’interdizione dalla professione in relazione all’accusa di falso ideologico in cartella clinica. Secondo la ricostruzione della pubblica accusa, sarebbero emerse discrepanze significative sugli orari del clampaggio (la manovra di espianto del cuore malato) e dell’arrivo del nuovo organo in sala operatoria: mentre nella documentazione gli orari risulterebbero allineati, alcune testimonianze suggeriscono che l’espianto sarebbe avvenuto con circa dodici minuti di anticipo rispetto all’arrivo del cuore del donatore, un elemento ritenuto centrale per la corretta ricostruzione della dinamica. I difensori del cardiochirurgo Oppido, gli avvocati Alfredo Sorge e Vittorio Manes, hanno contestato le accuse, sostenendo che la ricostruzione si baserebbe su “ricordi” e non su “evidenze oggettive”, annunciando la disponibilità del proprio assistito a sottoporsi all’interrogatorio preventivo per dimostrare la correttezza del proprio operato.

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